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CULTURA
31 gennaio 2012
MEFISTOFELE E LO SCRITTORE DI LITWEB

- a Italo Svevo

“ L’unica cosa di cui si possa essere colpevoli è di aver ceduto sul proprio desiderio.”
J.Lacan, “Il Seminario.Libro VII. L’etica della psicanalisi.”

- Faust e Mefistofele -

Cleo, la mia cara consorte, si era addormentata davanti alla televisione accesa e stava già russando da un’ora.
I ragazzi a scuola, con quei demoni di cellulari e di videogiochi, l’avevano talmente stremata che era precipitata in un sonno torpido e greve, mentre i soliti politici promettevano altri miracoli italiani, preparando segretamente nuovi disastri che avremmo scontato sulle nostre schiene.
Spensi l’apparecchio: Cleo era talmente stanca che non aveva nemmeno acceso la funzione sleep.
Come ogni domenica sera mi stavo rincoglionendo con il calcio, riflettendo sul mistero del masochismo umano.
Hanno tutti le pezze al culo per via della crisi economica e nessuno si vuole perdere le evoluzioni di ventidue semianalfabeti in mutande, stipendiati da noi per stare in forma e fare sesso con stupende veline.

Era mezzanotte.
Mentre mi stavo spogliando per infilarmi nel lettone vicino a Cleo, non so perché, pensai a Mefistofele, il diabolico tentatore della grande opera di Goethe, che avevo visto in azione quel pomeriggio nel bel film di Alexander Sokurov.
Mi venne da ridere, mentre pensavo a un fatto divertente: se il buon Mefisto mi fosse apparso per propormi l’antico patto della cessione dell’anima, io non avrei saputo proprio cosa chiedergli in cambio! Ahahhahaah!
L’eterna gioventù?
Con il mondo che si avvia a essere distrutto dall’insensata crudeltà del consumismo globale, a che mi serve?
L’immortalità?
Per sopportare il mio caratteraccio per sempre? E poi oggi la vita è insopportabile: siamo tutti sottoposti a un bombardamento di falsi stimoli e brutte notizie montate ad arte. Ne inventano di ogni per portarci via denaro e per deprimerci
La vita cosiddetta “reale” è insopportabile. No, grazie, Mefistofele.
La fama letteraria? In fin dei conti, direbbe Mefisto, non sei uno scrittore dilettante di litweb?
Troppo divertente, caro servo di Belzebù!
Forse non hai mai navigato in Internet, sei rimasto fermo alle streghe e ai gatti neri!
Non lo sai che ormai scrivono cani e porci e ogni tipo d’animale conosciuto e non ancora estinto!
Io valgo come tutti, cioè niente! Ahahahha! Sei un comico nato , Mefistofele!
Si può solo scrivere per sé, per formarsi e conoscersi.
Per il resto, tutti scrivono e nessuno legge.
La verità, caro il mio buon diavolo, è che non ho niente da chiederti.
Sei il rappresentante di un’azienda che non ha più niente di seducente da offrire.
Siamo già a posto di tutto, di troppo.
Abbiamo già tutto e tutte quelle merci e quei prodotti ci rendono poveri e vicini all’annientamento finale.
Non possiamo farci niente, Mefisto, è così che vanno le cose.
Vai a suonare il citofono da un’altra parte.

Mente m’infilavo nel letto, mi veniva da ridere all’idea di Mefistofele che, malinconico, se ne ritornava all’Inferno, arrotolando la pergamena del patto, abbacchiato.
Mentre ridevo sonoramente, m’infilavo sotto le coperte al calduccio.
Cleo, semisvegliata dal mio celiare, si mise a borbottare, mezza addormentata:
- Beato te che a quest’ora hai ancora voglia di ridere, io domani dovrò affrontare ancora quelle scimmie tecnologiche!
Detto questo, si rigirò dall’altra parte e tornò presto a russare.
Domani l’aspettava un’altra terribile giornata d’insegnamento a chi non aveva nessuna intenzione d’ascoltare e d’imparare.




permalink | inviato da ilMoscone il 31/1/2012 alle 12:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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