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ilMoscone L' Arte è autoespansione, la massificazione è alieNazione.
CULTURA
14 marzo 2013
VIVA LA LIBERTA’ (LA LITURGIA DEL BREVE)

- Sono abbastanza breve, comunicativo, informativo e liturgico?

(Frà Mosco da Pavia) -

Alcuni amici di mail mi scrivono preoccupati dalla mia svolta letteraria; mi chiedono conto del perché ultimamente tendo a scrivere racconti lunghi spezzati in varie puntate, due o tre alla bisogna.
Molti di loro mi dicono che se continuo così non mi leggeranno più e di prepararmi all’eremitaggio assoluto e a scavarmi una celletta nei deserti.
Monaco amanuense di clausura litweb: beh, figosissimo, direi, potrei farmene facilmente una ragione, ma per mia fortuna, non amo le vie agevoli.
La risposta è semplice: viva la libertà, amiche e amici!
Ognuno è libero di scrivere quello che vuole nell’era litweb.

Il fatto è che al momento mi sono rotto le palle di scrivere i soliti brevi litweb di venti, trenta righe al massimo, in cui sintetizzo e condenso, involgarendo e imbruttendo, personaggi e idee che meriterebbero almeno un racconto di quaranta cartelle e un andamento più profondo ed esteso.
Sono anche stufo dei commenti di scambio legati alla liturgia dei brevi litweb: una vera pantomima, a mio modesto avviso.
Il fatto che una persona mi abbia dedicato tre secondi del suo tempo per un complimento quasi sempre stereotipato, non giustifica che io approvi incondizionatamente dei suoi testi che non mi garbano e mi trasformi seduta stante nell’ufficio stampa dei suoi imperdibili estri creativi.
Se nel mio scritto il tema è l’orchite cronica e il pacco emorroidario di cui soffro, perché quello nel commento dice che io sono un pasqualone, un vero ottimista, irradiante salute?
Amico, stai parlando del protagonista di “Un posto al sole”, mica del Moscone.
Ma la questione è un pochino più filosofica, e non ha molto a che vedere col galateo o il piano personale, che è risaputo, non m’interessa.

La scrittura breve litweb tende a essere totalmente comunicativa e informativa e poco creativa, questo è il problema, o Danimarca web.
E nei racconti brevi litweb come in tante poesie, viene oggigiorno applicato un nuovo comandamento di massa:
SE NON COMUNICHI SEI FOTTUTO!
Quasi nessuno prova più a comporre una “Divina Commedia” o perlomeno una “Terra Desolata” o una raccolta alla Montale o ala Caproni.
Stiamo assistendo al fenomeno totalitario della haikuizzazione della poesia e quel che è peggio, della narrativa.

Ora, se io scrivo alla mia amante devo farle capire che la amo, comunicarglielo, altrimenti non sarebbe amante ma semplice conoscente, ahimè.
Ma se continuo a scriverle sempre e solo ti amo, ti voglio bene, ti desidero, sei la mia stella e altre amenità da Baci Perugina, ben presto mi ritroverò nell’eremitaggio nel deserto e devoto a un altro tipo di erotica amanuense.
Non c’è niente di meno erotico della noia e del tedio e una donna che sbadiglia è un vero insulto all’energia dell’Universo.

Vedo montare un livellamento della letteratura, ridotta a comunicazione e un appiattimento dello spirito creativo d’ognuno di noi, ristretto a informazione.
Leggo dei racconti e mi sembra di sentire le notizie dei telegiornali.
Leggo i commenti a quei racconti e mi sembra di vedere la mia faccia atona e assente mentre ascolto il telegiornale a cena, e inghiotto seitan e il nuovo golpe dei maggiordomi e delle serve, tofu e le nuove farneticazioni del leader politico non eletto che comanda a bacchetta dei laureati eletti, a dimostrazione che la laurea non è equivalente a una considerevole massa di neuroni a specchio.

Acciderbola, amiche e amici, la letteratura dovrebbe essere una passione infinita per il linguaggio e la sua sperimentazione e non la lettura del bollettino del mare.
Accidentaccio, amiche e amici, la narrativa dovrebbe essere l’invenzione e la stesura di belle storie e trame avvincenti e non l’annuncio dei numeri del lotto, dopo il telegiornale dopo cena e dopo, ma proprio, tutto. Vi prego, datemi incipit, intrecci irresistibili, nuovi punti di vista, personaggi memorabili, suspence; situazioni acchiappanti, tensione drammatica a chili, finali pugnalanti e travolgenti ma non stracchi rituali comunicativi!
Ma che volete che vi comunichi in continuazione?

Volete sapere delle mie carie otturate, degli strappi nelle mie mutande, avete una curiosità inestinguibile per sapere il numero della mia Carta d’Identità o l’orrore infinito che trasmette la vacua espressione della mia foto tessera sulla Patente?
Volete che metta in piazza tutte le volte che mi hanno dato a ragione del coglione e conoscere la disposizione, nell’apposito album, delle mie figurine di merda?
Volete conoscere i principi termodinamici della tecnologia che impiego per estrarre le mie caccole?
Acciquaelà, amiche (sempre in pole position) e amici, la letteratura E’ NON DIRE CIO CHE BANALMENTE SI PUO’ DIRE.
Come dice il mio caro amico Bruno Corino, grande filosofo:
LA LETTERATURA E’ NON COMUNICARE IL COMUNICABILE e
COMUNICARE L’INCOMUNICABILE.

Pertanto vi annuncio che con i racconti brevi litweb ho chiuso.
E pure con le loro liturgie.
Se non vi piacciono le puntate, amici come prima.
Se non mi convince quello che scrivete, non vi commento e lo faccio da amico.
Se vi fa pena quello che scrivo, non mi leggete, amici più di prima.
Ho delle cose da raccontare che hanno bisogno di spazio e di stesure lunghe: voi fate quello che vi sentite e io pure.

Come prima, più di prima, vi amerò.
Patti chiari e amicizia lunga: scrivo letteratura e non notizie per telegiornali.
Chi vuol esser lieto sia, e nel doman…
s’appropinqua la clausura.




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CULTURA
28 febbraio 2013
E’ MEGLIO SCRIVERE PER IL LETTORE REALE (QUELLO CHE VIVE FUORI DA INTERNET)

ritratto di il Moscone

- A Bruno Corino

Amiche e amici di mail e di chat, spesso mi raccontano le loro depressioni quando i loro post non sono commentati. Si sentono degli zero come il numerino tondo e vuoto che indica la contabilità dei contributi ai loro pezzi.

All’opposto, quasi altrettanti sfogano con me la loro euforia perché i loro testi hanno raggiunto le diecimila letture e la cinquantina di commenti, e si sentono pronti per conquistare l’editoria italiana. Risultato: vengono implacabilmente spennati dagli editori a pagamento.

Come c’insegnano gli psicoterapeuti e i saggi d’ogni tempo, sia la depressione che l’euforia sono i segnali di uno squilibrio della personalità che va riarmonizzata e riequilibrata. Molti di loro, quelli più dotati di senso dell’umorismo (prima valvola di salvezza dalla nevrosi) mi chiedono: ma tu come fai a fregartene sia della depressione che dell’euforia?
Care amiche e amici, ma perché ho capito qual è l’ambito in cui ci muoviamo. Vediamo se riesco a esservi utile.

Chi ha intenzione di scrivere deve rendersi conto della percezione che il lettore ha sia del testo che legge, sia dell’autore dello scritto. Per sé stessi si scrive solo la lista della spesa e quindi soffermiamoci sulla figura del LETTORE.

Prima della rivoluzione di Internet c’erano grossomodo queste tipologie di lettore:

1) IL LETTORE IMPLICITO O MODELLO

E’ il lettore che riesce a capire e a interpretare il testo come l’autore vuole. Una specie di suo zombie, in pratica, un consumatore completamente asservito al suo scrittore/venditore.
Il lettore che viene cercato incessantemente dall’industria della letteratura di consumo e dalle sue strategie di marketing , editing, propaganda e distribuzione.

2) IL LETTORE VIRTUALE O OCCASIONALE

- Ma che cazzo vuol dire? -

E’ quel tipo di lettore che potrebbe trovarsi nelle condizioni di leggere un testo per puro caso, di passaggio.
Sappiamo per esperienza e dalle statistiche che più dei tre quarti degli italiani legge UN SOLO LIBRO all’anno, perché se no si affaticano troppo le meningi, poverini.
Insomma, l’esatto contrario del lettore modello.

3) IL LETTORE REALE
E’ il lettore che prende realmente in mano il mio libro o visualizza davvero il mio testo su un video, al di là di tutte le mie strategie di marketing e di editing ruffiano e al di là del caso fortuito. L’ho raggruppato in tre simpatiche categorie:

a) IL LETTORE “MISERY NON DEVE MORIRE”

- IL TUO POST E' BELLO E MI HA FATTO STARE BENE, MA E' MEGLIO CHE LO FAI COME DICO IO...-

Quello che, per carente preparazione culturale sia umana che letteraria, legge il testo senza saperlo distaccare da sé, s’identifica morbosamente con le idee o i personaggi dello scritto proposto e ne segue le traiettorie come se fosse una questione di vita o di morte.
Il fanatico insomma, che s’appella all’”emozione” e all’”istinto” come dogmi infallibili.
Costui è pericolosissimo, se avete letto il capolavoro di King “Misery non deve morire”, avete già compreso la verità.

b) IL LETTORE “ PROFESSORE CAGACAZZI”.

- INTRADIEGETICO - EXTRADIEGETICO -TUTTODIEGETICO, NEH, O VI BOCCIO, SOMARI! -

Il supercritico accademico, fornito di tutti supporti culturali per comprendere e giudicare il vostro testo; in genere, a meno che non gli allungate una lauta bustarella, non gli fate un favore sessuale o non incensate il suo Ego alto molto più dell’Everest, farà a pezzi il vostro scritto. E’ un nichilista incallito e feroce, sappiatelo, e rideteci sopra.

- CHE COGLIONI! -

c) IL LETTORE APERTO MA NON GONZO.

Sto parlando infine del lettore disponibile a farsi permeare dalla nostra storia e dalle nostre idee, pur senza accantonare la sua autonomia di pensiero e i suoi strumenti culturali.
Sa divertirsi insieme a noi, pensare con noi, mantenendo però immutata la capacità di pensare con la propria crapa e di emozionarsi con il suo muscolo cardiaco. Sa dirci in faccia quello che pensa veramente della nostra creazione e non lo fa come il “Professore Cagacazzi”, ma come un amico.

Bene, amiche e amici, questo avveniva prima della rivoluzione di Internet, che ha portato la letteratura a trasformarsi in Litweb.
Nel riflettere su questa mutazione un paio d’anni fa, io e il mio caro amico Bruno Corino, scrittore e filosofo ci rendevamo conto come la linea di distinzione che un tempo separava il lettore dall’autore sia completamente saltata.
Pertanto le categorie che ho sopradescritto non hanno più senso, se non fuori da Internet.
Dentro il fenomeno Litweb si è creata una nuova figura di lettore:
IL LETTORE/SCRITTORE, un ibrido mostruoso, un soggetto misterioso, al momento ancora da studiare.

- Caro Moscone, se fai sbagli perchè fai, se non fai sbagli perchè non fai... e poi mi sono rotto le palle a trovare scuse per non leggerti. La verità, maledetto Calliphoride, è che io sono io e tu non sei un cazzo, tiè!-

A mio modesto avviso, IL LETTORE/SCRITTORE della litweb combina il peggio del lettore occasionale (basti pensare al fenomeno dei troll e dei plurinicknames) con il peggio del “PROFESSOR CAGACAZZI” e del “MISERY NON DEVE MORIRE”, con una lieve e marginale presenza di elementi sani del lettore “APERTO MA NON GONZO”. E non è mai, ma dico MAI, un lettore modello, e questo va a suo merito.

Al 99,99% il LETTORE/SCRITTORE ti commenta solo per specchiarsi e rimirarsi quant’è bello e bravo lui e se non ti commenta è perché la tua bravura lo fa schiattare d’invidia e di gelosia e ti punisce con l’unica arma a disposizione dei mediocri rancorosi: l’indifferenza.

Dentro Internet siamo tutti come dei mercanti ambulanti che vendono la stessa merce: cerchiamo tutti di piazzarla a chi la produce come noi. Già questo non ti fa ridere? Perché prendersela?

Dentro Internet cerchiamo tutti di fare comunella con chi ha lo specchio abbastanza simile al nostro, anche se ognuno di noi rivendica la fondamentale diversità della sua cornice stuccata e orpellata.

Creiamo pertanto dei clan asfittici in stile Asilo Mariuccia e guai se qualcuno vuole dare aria ai nostri compartimenti stagni! Eppure, anch'io e la mia consorte che ci amiamo teneramente da tanti anni, sappiamo che al mattino dobbiamo aprire la finestra della camera da letto per fare entrare aria pulita, se non vogliamo morire soffocati dai nostri gas intestinali che allignano, tossici e devastanti, sotto le coperte.

E allora amiche e amici di mail e di chat, volete sapere quali sono i due rimedi alle depressioni e alle euforie litweb?

Primo: seguite la cultura classica, vale a dire LA VITA CONTA PIU’ DELL’OPERA; sappiate distinguere tra l’importanza della vostra vita e l’importanza gioiosa e valorizzante, MA RELATIVA E ILLUSORIA della letteratura virtuale. Siate AUTORI APERTI MA NON GONZI, come la letteratura classica che dura da millenni insegna.
Secondo: E’ MEGLIO SCRIVERE PER IL LETTORE REALE, QUELLO CHE VIVE FUORI DA INTERNET.
Date retta a un fesso che vive e studia la letteratura da dieci lustri.




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POLITICA
26 febbraio 2013
LA TEORIA DEL CAOS SECONDO MICHAEL CRICHTON E SECONDO GLI ELETTORI ITALIANI

Nel suo capolavoro “Jurassic Park”, il grande scrittore americano recentemente scomparso, Michael Crichton, (a mio avviso il Salgari moderno, meno enfatico e più lucido ma lo stesso avventuroso e appassionante) illustra con un simpatico personaggio la teoria del caos.

(effetto farfalla o cerino: piccole variazioni nelle condizioni iniziali producono grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema.)

Questa teoria molto semplicemente dice che i sistemi fisici (dove per sistema s’intende un po' tutto, dall'atomo all'universo, passando per i mercati finanziari e i sistemi relazionali) non sono sistemi governati da leggi deterministiche; in altre parole, questi sistemi studiati nella loro complessità (dove per complessità s’intende assenza di un ordine prestabilito), sono sensibili alle condizioni iniziali e si evolvono in maniera imprevedibile; e tuttavia le possibili traiettorie (le varie configurazioni che potrebbe assumere il sistema stesso nell'evoluzione) restano circoscritte in un certo ambito finito.
Ma come tutti i grandi narratori, Crichton trasforma questa teoria e la applica ai “sistemi umani”, e l’avvincente romanzo diventa una chiara parabola sulla perversione della scienza moderna nelle sue applicazioni tecnico-consumistiche.
Crichton, col suo modo lievemente ironico e per niente predicatorio e noioso, ci narra il delirio onnipotente della tecnologia contemporanea e ci ricorda che quanto più la stessa avanza nel dominio e nella pianificazione dello sfruttamento delle risorse planetarie, tanto maggiore e inevitabile farà il suo lavoro in profondità il disordine dell’imprevisto.

- tra pochi mesi si torna a votare e bruciamo altri milioni di euro, nooo!

arghhhhhhh: aiuto! -

I seguaci più fanatici di questa teoria del caos sono gli elettori italiani.
Le recenti votazioni democratiche hanno confermato l’ineludibile masochismo di questo popolo, condannato a farsi del male da solo dalle sue condizioni iniziali: la sua atavica storia di schiavi e servi arlecchineschi di mille padroni, individualisti incalliti, anarchici e confusionari.
Gli italiani, basta sfogliare anche un libro di storia delle elementari, non hanno mai amato né la Legge né lo Stato; considerano queste due entità come dei corpi estranei quanto non un nemico.
Perciò non vogliono né regole né Codici, né tantomeno Costituzioni tra le palle.
Sono furbi o fessi a seconda di quello che fa comodo.
Gli italiani non hanno mai avuto uno Stato fino a centocinquant’anni fa.
Sono sempre stati schiavi e servi di Goti, Longobardi, Franchi, Imperatori teutonici, Papi spesso corrotti e poi Normanni, Svevi, Spagna, Francia, Austria.
Anche durante l’Unità d’Italia il mezzogiorno si è sentito invaso dai piemontesi e ha reagito col brigantaggio, e la questione perdura ancora irrisolta.
Per questo chi vuole i loro voti deve far vedere l’asino che vola ai fessi per mettere sugli scranni del potere i furbi.
L’asino che vola può chiamarsi restituzione dell’IMU o può essere il voto di scambio ottenuto con cinquanta euro e la ricarica per il cellulare, o un posto di lavoro ottenuto con una raccomandazione e un frettoloso atto sessuale; ma può anche essere l’arruffianarsi le clientele, le confraternite, le corporazioni affaristiche che prosperano e crescono con i sensibili vantaggi materiali del voto di scambio.

Ma in fin dei conti, l’unica legge non scritta che l’italiano segue è semplice: ogni persona deve soddisfare i propri bisogni e restare indifferente a quelli degli altri.
L’italiano non ha mai avuto nessuna visione ideale superiore agli impulsi impellenti delle sue viscere maleodoranti, che lo portano ora a prendersi la manganellata del potente, ora a credere all’asino che vola, pur di soddisfare la fame cieca e feroce del proprio ancestrale individualismo.
Un popolo di servi gonzi che si credono, ognuno per sé, dei geniali furbacchioni.
Applicando la teoria del caos di Crichton, gli italiani, nel credersi più furbi e feroci degli altri loro concittadini non faranno altro che lavorare in profondità per estendere il caos e l’imprevisto. Io ho il coraggio e la lucidità di chiamare tutto questo" Male", ma si sa , sono un cristiano fuori moda in un Paese divorato e governato occultamente dal darwinismo sociale, postfascista e prenazista.

Il caos è un nome per ogni ordine che causa confusione nelle nostre menti.
E noi siamo degli specialisti del caos.
Benvenuti in Grecia, e tra pochi mesi, attenti a passare dalle piazze.




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POLITICA
22 febbraio 2013
LE MIE PREGHIERE: ESORCISMI CONTRO IL MALE

Viviamo in un mondo orribile e miserabile, e in particolare in un Paese, l’Italia, ripugnante, mediocre e brutale.
La campagna elettorale che è appena terminata, tranne un’eccezione tutta da verificare di cui parlerò alla fine del pezzo, è stata all’insegna del materialismo spiccio e delle promesse da mercatino di basso conio.
“ Toglieremo le tasse”, “ti trovo il lavoro come precario in un call center”, “ti pago cento euro se mi fotografi col cellulare il tuo voto” e tante altre vergognose ruffianerie banausiche che hanno devastato il nostro disgraziato Paese.
I nostri politici non hanno più UNA GRANDE VISIONE IDEALE, nobile e di alte vedute, da trasmettere ai cittadini; tranne quell’anomalia a cui accennerò in seguito.
Tutto si riduce a queste miserrime pratiche da venditori porta a porta, che ti promettono mari e monti di latta e di stagno per rifilarti un set di pentole e un pacchetto di goldoni, quasi sempre bucati e usati.

Per difendermi da quest’orrore, da questo ormai capillare Male quotidiano, mi difendo con la preghiera.
Con l’aiuto della mia voce, della mia presenza e di un’anziana chitarra, con la parola trasmetto l’espressione di un’esigenza che mi viene dall’ intimo del cuore.
Amo recitare ad alta voce:

- I primi dodici articoli della Costituzione italiana.
- Il Padre nostro di Gesù di Nazareth, che spesso recito nella variante “Madre Nostra”, perché Gesù intendeva Dio come un’entità parentale che ci ama, e intendeva Padre come Madre e viceversa.
- “Bella Ciao” e “Fischia il vento”, canzoni della Resistenza che mi ha insegnato mio nonno partigiano quando avevo dieci anni;
- “Khorakhanè” e “Smisurata Preghiera” di Fabrizio de Andrè, il quinto evangelista di Gesù.
- “La locomotiva”,“Libera nos Domine” , “Canzone di notte n.2”, e “Ho ancora la forza” (scritta con Luciano Ligabue) di Francesco Guccini;
- “Generale” e “Viva l’Italia” di Francesco de Gregori;
- “Figlia”, “A.R.” e “Velasquez” di Roberto Vecchioni;
- “Sopra il giorno di dolore che uno ha” e “Almeno credo” di Luciano Ligabue.

La preghiera che in questi giorni sto interpretando a massimo volume è “Se il tuo Dio “ di Don Andrea Gallo, di cui ne riporto solo alcune parti.
Inutile dire che Don Andrea sarebbe il mio Premier ideale, l’esatto contrario dei nostri politici cialtroni, senza visione umana e ideale; spesso e volentieri pizzicati con le manacce nel vasetto della marmellata tossica della corruzione e del malaffare. Peccato che Don Gallo sia un uomo di Dio e non possa fare il politico, perché lui è l’uomo giusto per guidare il movimento di belle persone che da sempre sogno.
Questa preghiera l'ho sentita leggere dall’autore in un teatro di Genova e confesso che mi sono messo a piangere, e gioia immensa, tutti erano commossi profondamente intorno a me. Questo è il vero programma politico che vorrei sentire da quei buffoni che affollano gli studi televisivi:

SE IL TUO DIO di Don Andrea Gallo

“Se il tuo Dio è bambino di strada, umiliato, maltrattato, assassinato,
bambina, ragazza, donna violentata, venduta, usata,

omosessuale che si dà fuoco senza diritto di esistere, handicappato fisico, mentale, compatito, prostituta dell'Africa, dei Paesi dell'est, che tenta di sfuggire la fame

e la miseria creata dai nostri stessi Paesi, transessuale deriso e perseguitato,

emigrato sfruttato e senza diritti, barbone senza casa né considerazione,
popolo del Terzo mondo al di sotto della soglia di povertà, ragazza mai baciata, giovane senza amore, donna e uomo cancellati in carcere, prigioniero politico che non svende i suoi ideali, ammalato di Aids accantonato, vittima di sacre inquisizioni, roghi, guerre, intolleranze religiose, indigeno sterminato dall'invasione cattolica dell'America, africano venduto come schiavo a padroni cristiani, ebreo, rom, omosessuale o altro dissidente sterminato ad Auschwitz e negli altri lager nazisti o nei gulag sovietici, morto sul lavoro sacrificato alla produzione,
palestinese, maya o indigeno derubato della sua terra, vittima della globalizzazione;

se il tuo Dio ti spinge a condividere con loro ciò che hai e ciò che sei,
a difendere i diritti degli omosessuali e degli handicappati, a rispettare quelli che hanno altre religioni e opinioni, a stare dalla parte degli ultimi a preferire loro all'oppressore che vive nei fasti di palazzi profani o sacri, viaggia con aerei privati, viene ricevuto con gli onori militari e osannato dalle folle;

...

se è umile, tenero, dolce, a volte smarrito e incerto, se si arrabbia quando è necessario e butta fuori dal tempio commercianti e sacri banchieri, se ama madre terra, piante, animali, fiori e stelle;

se è povero tra i poveri, se annuncia a tutti il vangelo di liberazione degli oppressi e ci libera da tutte le religioni degli oppressori;

allora qualunque sia il suo nome, il suo sesso, la sua etnia il colore della pelle, nera, gialla, rossa o pallida, qualunque sia la sua religione, animista, cattolica, protestante, induista, musulmana, maya, valdese, shintoista, ebrea, buddista, dei testimoni di Geova, Chiesa dei santi degli ultimi giorni, di qualsiasi Chiesa o setta

non m'importa
egli sarà anche il mio Dio

perché manifestandosi negli ultimi è Amore con l'universo delle donne e degli uomini, nello spazio e nel tempo e con la totalità dell'essere, amore cosmico che era, sta e viene nell'amore di tutte le donne e di tutti gli uomini, nei loro sforzi per la giustizia, la libertà, la felicità e la pace.”

Don Gallo è grande amico e ispiratore di Beppe Grillo, e l’altro giorno, insieme a tanti amici l’abbiamo sentito entusiasmare Piazza del Duomo a Milano insieme a Dario Fo, che ha visto in noi la stessa energia che nasceva nel dopoguerra.
“Dobbiamo ricominciare da capo”, c’incoraggiava il grande Dario.
E Beppe dal palco diceva:
“Nessuno deve restare indietro!”, “Il lavoro è solo una parte della vita ma non tutta la vita!”.
Prima di essere lavoratori e consumatori siamo cittadini e persone, questa è la grande visione del Movimento cinque Stelle e di Beppe Grillo e vedremo se riusciranno ad attuare queste grandi idee. Sono informatissimi e ispiratissimi, quei ragazzi che ho visto a Milano, ma prego per loro che riescano anche a essere COERENTI.
Ma Beppe, non volermene, se potessi eleggerei Don Andrea Gallo a Papa e a Premier, così risparmiamo uno stipendio di lusso per mille disoccupati.
Tu sei un grande talento teatrale e comico, ma alle volte hai dei toni troppo esagerati: impara da da Don Gallo anche un po’ del suo garbo e della sua tenerezza umana.
Prego per voi.
“Se il tuo Dio,…”





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musica
17 febbraio 2013
ELIO E LE STORIE TESE (TRA CLASSICA E POP, DEI GENI ASSOLUTI)

"C'è la buona musica e la brutta musica, però alla fine dei conti esistono nel mondo della musica classica dei brani talmente belli che diventano popolari e ci sono nel mondo della musica popolare dei brani talmente belli che diventano classici nel tempo…”
Andrea Bocelli

Quest’anno l’edizione di Sanremo è stata davvero sorprendente: si sono sentiti persino dei ragionamenti intelligenti come questo del grande Bocelli e soprattutto ho assistito al trionfo degli Elii, gli ”Elio e le Storie tese”, senz’altro tra i più grandi artisti italiani.
Mi ha colpito l’affermazione di Bocelli perché è la spiegazione sintetica del lavoro artistico degli Elii, l’esplicazione paradigmatica del loro saper essere sia classici che pop.

Ho avuto la fortuna di conoscere e di conversare con Elio tanti anni fa al Magia Music Meeting, un leggendario locale di Milano che coltivava talenti musicali esordienti.
Noi milanesi di provincia, calavamo ogni fine settimana nella zona dei navigli per tre buoni motivi: la birra, le ragazze e la buona musica.
Imperversavano gli anni ’80 con il loro rincoglionimento generale e perlomeno Elio, già da allora, ci rideva sopra e alla grande.
Lo invitammo a bere una birra (mamma mia, credo trent’anni fa!) e aveva da ragazzo già le idee chiarissime: coniugare il massimo della capacità tecnica musicale col minimo del prendersi sul serio.
Elio, per chi non lo sapesse, è diplomato al conservatorio G.Verdi di Miliano in flauto traverso e si è laureato in ingegneria elettronica presso il politecnico di Milano, eppure lo vediamo travestirsi sul palco, con i suoi altrettanto preparatissimi collaboratori e amici, come un pagliaccio e ridere di se stesso fino all’autoderisione sistematica.

Tra meticolosa preparazione classica e spietata ironia pop, gli Elii, passo dopo passo, sono diventati il gruppo musicale italiano più divertente e importante.
Mi ricordo ancora adesso quella bella conversazione con Elio, sorseggiando una birra, sulla storia dell’elemento Pop nella cultura occidentale.
Nell’era classica greco-romana, la vita era sempre tenuta separata dall’opera d’arte.
Poi la svolta “moderna” con il Romanticismo: il genio incompreso comincia a confondere l’arte con la vita, la finzione narrativa con l’esistenza reale e questa confusione comincia con “l’arte per l’arte” dei Byron e degli Shelley e arriva all’artista maledetto, i vari Baudelaire, Rimbaud e compagnia bella.
La nuova comunicazione di massa trasforma la confusione tra vita e arte del Romanticismo con un nuovo fenomeno: l’artista come figura sociale che SI PRESENTA DAVANTI A UN PUBBLICO.
E con l’era informatica ci arriva addirittura PRIMA delle sue opere.
Nella nostra epoca del consumo artistico di massa diventa molto più importante l’atteggiamento di presentazione dell’artista, il modo di vestirsi, le occasioni mondane a cui partecipare, il rapporto con i media e con il denaro.
Ti ricordi Elio?
Eravamo d’accordo che Picasso è stato il primo grande artista di quest’ERA DEL POP.

Era evidente la strategia del grande malagueno: la smaccata esibizione delle sue idee politiche e della sua vigoria amatoria, la cura del look e le abbondanti iniezioni di narcisismo.
Oggi l’artista tende a muoversi come un divo di Hollywood, cercando di costruire la propria fama utilizzando i mezzi di distrazione di massa per costruirsi il proprio spot e il proprio blog.

E già allora Elio, come Quentin Tarantino, l’avevi capito: non ci resta che riderci sopra a quest’era demenziale, dove la mia immagine arriva prima e conta di più dell’opera che posso realizzare con la mia preparazione classica.
Ti ricordi la nostra citazione preferita dell’adorato Frank Zappa?:


“Il computer non è in grado di trasmettervi il lato emozionale della questione. Può fornirvi la matematica, ma non le sopracciglia.”

Ahahhah! Elio, con i tuoi soppraciglioni e la tua genialità pop/classica, mi hai fatto ridere per anni e davvero, mi hai salvato diecimila volte dalla depressione, come ieri sera quando sei apparso vestito da tenore obeso! Ahahahha!
Com’è ridotta la nostra povera Milano, lo sai anche tu: ricordi come ridevamo dei barbari leghisti che inneggiavano alle forche e ora maneggiano solo delle grosse forchette da papponi politici romani e da servi berlusconiani?
Grazie Elio, se passo dai navigli, ti offro un’altra birra! La nostra è la Milano dei Porta, dei Parini, dei Manzoni, dei Gaber, Jannacci, Gufi, Dario Fo, Cochi e Renato, Teocoli, Strehler, Celentano…Ahahahhaha!
Non ci resta davvero che ridere! Ora siamo al METAPOP, Elio, quello che conta è il travestimento e non il succo classico! Ahahahhah! Che matte risate!

"Nell'arte la cosa più importante è la cornice. Nella pittura è letteralmente così, per le altre arti solo in senso figurato, perché senza quell'umile oggetto non è possibile capire dove finisca L'Arte e dove inizi il Mondo Vero. "

Frank Zappa

- Ahahahhahahahhahah! -

http://www.youtube.com/watch?v=EnUHdlSJe8E




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POLITICA
15 febbraio 2013
CHIEDO L'ELEZIONE DI DON ANDREA GALLO A PAPA: EVVIVA FRANCESCO SECONDO!

« Annuntio vobis gaudium magnum: Habemus Papam!
Eminentissimum ac reverendissimum Dominum ANDREAM ,
Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Sacerdotem DON GALLO,
Qui sibi nomen imposuit FRANCISCUM II . »

- viva FRANCESCO II! Gesù lo vuole Papa! -

Intervista a Che tempo che fa: "Il Vangelo di un utopista", 15 ottobre 2011, Rai Tre

[…] Io trovo del cristianesimo negli altri, trovo del cristianesimo nelle prostitute, trovo del cristianesimo nei miei carissimi barboni, trovo del cristianesimo nell'ateo.. Cioè la buona novella, chi mi dà una buona notizia è un evangelista.

Intervista a La storia siamo noi: "Preti di strada", agosto 2007, Rai Tre

I miei vangeli non sono quattro... Noi seguiamo da anni e anni il vangelo secondo De Andrè, un cammino cioè in direzione ostinata e contraria. E possiamo confermarlo, constatarlo: dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fiori.
Chi riconosce l'appartenenza alla famiglia umana, come fa a non aprire le porte? Poi io, come cristiano, come faccio a non essere accogliente? E io ti accolgo come sei, come persona, perché ancora prima di essere maschio, femmina, omosessuale o straniero, uno è persona, cioè un soggetto di autonomia.
Io vedo che, quando allargo le braccia, i muri cadono. Accoglienza vuol dire costruire dei ponti e non dei muri.
È difficile tener sempre la porta aperta, non è facile. C'è anche la paura, ma noi non rimuoviamo la paura, la affrontiamo. Quante volte in questo ufficio mi han puntato una rivoltella... Ma solo attraverso l'accoglienza, attraverso l'ascolto, attraverso la disponibilità, la generosità, si supera la paura.
A me l'unico titolo che piace è: "prete di strada". Tanto è vero che quando vado ai dibattiti e si presentano i relatori delle università di Bologna, Genova, Palo Alto, Cambridge... A me piace quando dicono:"don Andrea Gallo dell'università della strada".
La strada mi arricchisce, continuamente. Lì avvengono gli incontri più significativi, l'incontro della vera sofferenza, l'incontro di chi però ha ancora tanta speranza e allora guarda, attende. Per la strada nascono le alternative, nasce il voler conquistare dei diritti.
L'unico mio rimpianto è che sono stato a volte troppo dolce con tutte le istituzioni, con tutti i poteri.

Intervista a Cominciamo bene, 24 febbraio 2010, Rai Tre

L'indifferenza è l'ottavo vizio capitale.
I cristiani, se non sono accoglienti, non dicano che sono cristiani. [...] Chiunque incontri è tuo fratello, figlio, figlia; non ci sono fratelli e sorelle di serie B, C e D. Su tutte le difficoltà riguardanti l'immigrazione, dico: diamo prima l'accoglienza e poi le difficoltà le affronteremo.
L'educazione sessuale dovrebbe essere un punto centrale. [...] È un dono di Dio, la sessualità.
La spiritualità – parlo sia ai credenti che ai laici – è un dono della grande madre natura ed è il quoziente dell'intelligenza e dell'emotività.
La verifica di un'autentica fede, della vera religiosità, è se nasce una fraternità, una giustizia, un impegno, una possibilità di solidarietà assistenziale. Il cristiano fa una solidarietà liberatrice e in questo c'è il crisma e la conferma di una fede.

Sono venuto per servire

Questa è la storia di un vinto, ce ne sono tanti, purtroppo, che sognano una casa, una famiglia, invece trovano l'abbandono, la disperazione. Non sono loro le vittime, sono io, siamo noi, perché non ci rendiamo conto dell'indifferenza. (pag. 103)

Facciamo finta che la terra sia un grande translatantico come l'Andrea Doria. Il mare è in burrasca, sta entrando acqua, la nave è in balia delle onde. Mentre la tragedia rischia di compiersi, e tante persone tentano di rimanere aggrappate allo scafo per non affogare, all'ultimo piano c'è chi continua a suonare e danzare, non curanti di quello che sta accadendo ai piani sottostanti. Se non si interviene in tempo, presto o tardi, anche chi sta in alto rischia di finire in mare, bisogna che tutti diano una mano nell'attesa dell'arrivo dei soccorsi. (pag. 106)
Perché bisogna credere in Dio? Te lo spiego con le parole del professore Norberto Bobbio, che ho avuto la fortuna di incontrare nel paese in cui è nato: "don Gallo io non distinguo tra credenti e non credenti. Io distinguo tra coloro che pensano e coloro che non pensano". Il potere e i poteri sono contro Dio perché temono coloro che pensano. (pag. 119)
[cit. Sant'Agostino] I morti non sono degli assenti, sono degli invisibili. Tengono i loro occhi pieni di luce, nei nostri pieni di lacrime. (pag. 122)
La Chiesa alla domanda: "quando si commette il peccato mortale?" risponde: "Quando ci sono nel contempo materia grave, piena consapevolezza e deliberato consenso". Per me il peccato è assenza di amore. (pag. 145)
[cit. Cantico dei drogati] Ho licenziato Dio, gettato via un amore, per costruirmi il vuoto nell'anima e nel cuore. (pag. 129)
Smisurata preghiera è la sintesi del vangelo di Gesù: "per chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità". (pag. 132)
[Andrea Gallo, Aliberti Editore, 2010]

Nota del Redattore:

Chiedo gentilmente a tutte le amiche e gli amici che mi seguono, di rilanciare questo post nei social forum e in tutti i canali di comunicazione utili. Siamo a una svolta epocale e possiamo aiutare la coclea della verità storica e della giustizia a girare per una volta nel senso dei poveri cristi.

Grazie





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CULTURA
5 febbraio 2013
OGNUNO PER I CAZZI SUOI, TUTTI INCULATI ( racconto senza climax, senza consolazione)

Non so dalle vostre parti in città, ma qui in provincia ognuno si fa i cazzi suoi.
Che storia voglio raccontare, ti starai chiedendo?
Bè, hai presente quegli operai in televisione, quelli che salgono sulle torri o sulle ciminiere, perché minacciano di metterli in cassa integrazione o quegli altri che si mascherano da zapatisti del comandante Marcos e scendono nel ventre della miniera che sta per chiudere per via della crisi?
Ecco, vorrei narrarti questa storia: ognuno protesta solo per i cazzi suoi e tutti sono inculati.

Perché non è vero? Quelli della torre mica protestano anche per quelli delle miniere e quelli sdraiati sul binario della stazione se ne sbattono di quelli che si sono ammanettati ai cessi della nota azienda di telefonia che li ha licenziati.
Ognuno difende il suo orticello e dentro ognuno ci può coltivare solo dei grandi stronzi del suo cane o del suo gatto.
Ah, se Pier Paolo fosse qui…non te lo ricordi più lettore, quel tale, Pasolini?
Quel poeta friulano trapiantato a Roma che hanno massacrato a colpi di bastone, mentre urlava mamma!
Perché? Perché era un frocio, un comunista anche se era stato espulso dal partito comunista perché omosessuale, un intellettuale anche se amava giocare a pallone e rimorchiarsi dei giovani prostituti e succhiare il loro uccello, un essere umano che se ne sbatteva del potere, uno nello stesso tempo cristiano e ateo: è abbastanza no? per massacrare un poeta, e ce n’è d’avanzo.

"Io non credo che Cristo sia Figlio di Dio perché non sono credente almeno nella coscienza, ma credo che Cristo sia divino: credo cioè che in lui l’umanità sia così alta, così rigorosa ed ideale da andare al di là dei comuni termini dell’umanità".

(Pier Paolo Pasolini, Assisi, 1963)

Sai, qui in provincia l’unica compagnia, oltre agli inculati, sono i libri.
In un suo libro Pier Paolo Pasolini scriveva del genocidio culturale che avrebbe distrutto l’Italia. E puntualmente è avvenuto.
Il genocidio dell'intelligenza e dell'umanità sarebbe stato operato in una prima fase dal consumismo e dal suo principio fascista unico che la realtà è solo merce.
Poi sarebbe avvenuto un mutamento antropologico sbalorditivo, operato dal potere sinistro e pervasivo delle televisioni.
Inutilmente Pier Paolo chiese in un suo famoso appello che fossero spente.
La classe media borghese volle diventare volgare come la plebe e il proletariato, pur senza quel certo candore dettato dal bisogno e dall'essere stati gettati negli ultimi posti del banchetto consumista.
Da secoli il popolano cercava d’imitare prima il nobile e poi il borghese.
Ora, con le televisioni, avvenne un capovolgimento sbalorditivo:i borghesi si trasformarono in popolo brutale, disumano e feroce.
Assorbirono il peggio di un essere umano nato ai margini della società: l’ignoranza, l’egoismo dettato dalla lotta della sopravvivenza e l’avidità di merci e denaro. Ottenere il massimo profitto col minimo sforzo divenne il loro pater noster, anche se alle volte era necessario recitare quello vero in chiesa per fugare certi dubbi.
Questa schiuma crudele e spietata si riversò nei supermercati con i suoi carrelli e i suoi rutti da birra e il cinquantamila lire in tasca per andare a puttane e la cultura contadina fu sterminata. Non esiste ancora a tutt'oggi un "Giorno della Memoria" per questo olocausto della cultura dei campi e delle schiene sudate.

Mentre la gomma di un automobile sfondava la gabbia toracica del corpo bastonato di Pier Paolo, il poeta, i venditori di televisori e di frigoriferi e di aspirapolveri cominciarono a suonare a tutte le porte.

"Sono già a posto di tutto", rispondo io per togliermeli dai coglioni, ma loro sono comunque i vincitori, i nuovi mutanti. "Se mi apre le prometto che le toglierò le tasse e poi conosco una tipa che la dà via facile, se vuole..." Invincibili e inarrestabili e ciurmatori come tutte le teste di legno vuote. "Sono già a posto di tutto". Vaffanculo venditore d'idiozia. Ma Pier Paolo l'aveva previsto, il loro capo vincerà le elezioni e governerà per vent'anni i borghesi diventati popolazzo televisivo: invincibili, inarrestabili, ciurmatori.

Gli operai cominciarono a lottare per migliori condizioni di lavoro e un salario più alto, ognuno per i cazzi suoi, tutti inculati. Molti diventarono venditori.
I più furbi diventarono sindacalisti e quelli più cialtroni, politici, chi travestito da zapatista e chi da Robinson Crusoe disperso sulla torre. I più telegenici, a sbraitare nei talk-show, ognuno per i cazzi suoi, ognuno inculato.

Poi arrivò Internet, e Pier Paolo si rivoltò nella tomba...un altro colpo di bastone sul suo corpo martoriato.




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CULTURA
12 gennaio 2013
FACCE DA POESIA ( LO SPECIALE PER I 25 ANNI DELLA RIVISTA POESIA)

Alle volte la gioia assume le sembianze di una rivista adocchiata in edicola. Una copertina dorata, il marchio in rosso, inconfondibile della rivista POESIA, capitanata dal grande resistente poetico Nicola Crocetti, da Angela Urbano e da tanti splendidi e noti collaboratori come Nicola Gardini, Ezio Savino, Luca Canali e tanti altri.
Da venticinque anni questa rivista mi illumina e mi aiuta a resistere, perché la poesia riesce a trarre in salvo vite profondamente tragiche come la mia, che sono stato gettato dal Fato in questo Paese di servi, ruffiani e criminali; una maggioranza di persone che mi fanno solo orrore e disgusto.
Ma se in edicola, per sole dieci euro, posso trovare una meraviglia del genere, allora tutto il mio pessimismo tragico fa a farsi benedire.
In questo numero speciale, per il venticinquesimo della fondazione di POESIA, questi angeli della Musa si sono superati, creando una bellezza da andare in manicomio, come dice quell’altro angelo di Roberto Benigni.
Il numero speciale "Vite di poeti", riporta la vita di CENTO GRANDI POETI con annessa una breve silloge delle loro liriche e lo studio di un ottimo e preparato critico, tra i migliori in Italia.
Qualcosa di straordinario, di meraviglioso, di mai visto nel nostro Paese, culturalmente desertificato.

Nella sua avvincente introduzione a questa opera mirabile, Ezio Savino, noto scrittore e insigne studioso di letteratura greca, elegge come Patrono di questa straordinaria operazione il poeta ungherese ebreo Miklòs Radnòti. Un altro tuffo al cuore per un militante dell’ANPI come me, che ha tra i suoi santi patroni Anna Frank, Etty Hillesum e Mìklos Radnòti.
Dato che l’entusiasmo tende a farmi diventare, anche se per sincera passione, enfatico, lascio la parola a Ezio Savino e vi propongo il suo grande, commovente ricordo di Miklòs Radnòti.

- Miklòs Radnòti, un essere umano capace di continuare a scrivere poesie anche nei lager nazisti -

“Un corpo. La nuca perforata dal colpo di grazia. Un impermeabile corroso da umidità e terriccio. Nella tasca, un taccuino. Scritto col lapis.
Il taccuino di Bor. Bor è un campo di sterminio in Serbia, sepolcro di ebrei ungheresi. Come Miklós Radnóti. È giunto lì - l'ultimo approdo - a trentacinque anni, “nel mezzo del cammin di nostra vita”. La sua àncora è la pallottola dell’aguzzino. Il primo tratto dell’esistenza è nell’amata Budapest, la scuola, gli studi universitari, la testa piena di chimere e di versi, sotto i bei capelli ondulati. L’altro itinerario, infinito, è nei fogli smangiati del quadernetto. Hanno un destinatario d’affetto, un antico maestro. Ma l`indirizzo vero è il mondo, tutti noi che ne conosciamo la vena straziante di poeta solo perché i riesumatori, anni dopo, ne hanno frugato le tasche in cerca di un' identità, da registrare sulla pietà della lapide. È un caso eccezionale. La scintilla della vita si spegne nel sangue, nel cervello sfatto, nel fango. Ma si riaccende nella poesia. Di Miklós affiora un’istantanea. Guardiamola. Un giovanotto con l’impermeabile. E’ lo stesso che ha fatto da scrigno alle memorie? Dove punta il suo sguardo? Alla fossa imminente?

- l'ultima foto conosciuta di Miklòs, tratta dagli archivi dell'orrore delle SS -

“Gli crollai accanto, il corpo era voltato / già rigido come una corda che si spezza. / Una pallottola nella nuca. - Anche tu ?nirai così, -/ mi sussurravo - resta pure disteso tranquillo. / Ora dalla pazienza ?orisce la morte - / “Der springt noch auf” suonò sopra di me. / E fango misto a sangue si raggrumava nel mio orecchio”.

È il testo dell'ultima poesia preveggente, annotata di rapina mentre un amico lo precedeva nella terra, sotto lo sparo. Riguardiamolo. Faccia da poesia.”
Ezio Savino

Care amiche e amici della poesia e della letteratura, dopo queste parole mi vergogno a riprendere lo scritto per la conclusione. Vi dico solo questo, abbonatevi e sostenete POESIA, forse l’ultima Resistenza allo sfascismo italiano, una delle riviste culturali più libere e indipendenti d’Italia: non ha padrini politici, sponsor potenti né contributi pubblici o privati. La sua unica risorsa sono i lettori.
Un ultimo saluto e un grazie infinito a Miklòs Radnòti, Angelo della Resistenza umana che mi hai mostrato tre tipi di poesia:
• La poesia inginocchiata e supina dei servi ruffiani che accettano lo status quo della corruzione e del potere che ammazza le persone umili e dimenticate ma libere;
• La poesia seduta scritta dal Sistema del Profitto e della Tecnica che ha codificato le sue verità assolute dell’Utile e del Massimo risultato con il Minimo sforzo e che viene letta da altrettanti culi di pietra, facce da deretano, nelle televisioni del Regime, ogni giorno;
• E la poesia in piedi, quella di Miklòs Radnòti, la poesia dell’impegno, della strada in salita, della porta stretta, a volte radiosa e a volte terrificante.
La poesia sovversiva che bussa con pugni di tuono alle porte della città, che sfida in modo fermo e non-violento lo status quo dei corrotti e dei bugiardi.
La poesia più alta, quella dell’essere umano capace di morire in piedi e con la schiena dritta per i suoi valori, quella che canta di gioia e tra mille sofferenze dice che SENZA DI ESSA POTREMMO MORIRE PER SEMPRE.

Grazie Nicola Crocetti, grazie POESIA.

RADICE (Miklòs Radnòti)

Nella radice guizza la forza,
beve la pioggia, vive di terra
e il suo sogno è bianco, di neve.

Di sotto terra urge alla superficie,
si arrampica ed è furba,
ha le braccia come funi.

Sulle sue braccia dorme il verme,
ai piedi della radice siede il verme,
il mondo si vermifica.

Ma la radice continua a vivere sottoterra,
non si cura del mondo,
solo dei suoi rami frondosi.

Lei li ammira, li nutre,
sapori buoni gli invia,
sapori dolci, celestiali.

Sono anch’io una radice, adesso,
vivo tra vermi, io,
e qui preparo questa poesia.

Ero fiore, sono diventato radice,
buia e pesante la terra su di me,
la mia sorte è compiuta,
una sega piange sulla mia testa.

(Lager Heideman, Zagubica, 8 agosto 1944)




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POLITICA
11 gennaio 2013
CHIEDO RISPETTO PER CHI HA FREQUENTATO LE SCUOLE SERALI

Ieri sera, credo come molti italiani, ho assistito al dibattito dialettico tra Michele Santoro, Marco Travaglio e un tale, certo Silvio Berlusconi, un anziano e obeso signore che ha reso, insieme a quelli che l’hanno votato, l’Italia più brutta e invivibile negli ultimi vent’anni, come ha ben chiosato il vincitore assoluto del confronto, il Dottor Marco Travaglio.
Tra la marea di bugie sesquipedali e puerili che il succitato signore ha vomitato come suo solito, una mi ha particolarmente indignato: il continuo dileggio del conduttore con la frase: “Santoro, ma lei ha studiato o ha fatto le scuole serali?”

Il sottoscritto, a diciassette anni, ha perso suo padre a causa di una rapida e spietata malattia, e ha dovuto interrompere per un anno, il corso di studi del Liceo Classico, a causa di una terribile depressione che m’impediva di continuare a vivere.
Mi sono dovuto fermare un anno, per poi recuperare i due ultimi anni di Liceo che mi mancavano, grazie a una ottima scuola serale.
Il lavoro di studio per recuperare fu durissimo e alla fine passai l’esame, ma l’esperienza fu bellissima sul piano umano perché feci la conoscenza di molti studenti/lavoratori e di molte persone che cercavano riscatto dalle offese e dai guai che spesso la vita ci propone, forse per migliorarci.

Ora, chiedo a questo anziano e grasso signore di portare rispetto a queste persone e di vergognarsi profondamente di quello che è, un guitto d’avanspettacolo che ha riportato indietro di secoli il livello culturale degli italiani.
Come si permette di offendere migliaia di persone che cercano tutti i giorni di migliorare la propria posizione sociale, intellettuale ed esistenziale?
Ma chi si crede di essere?




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CULTURA
15 dicembre 2012
FUNZIONA ( Un altro sacrificio al Dio della Tecnica e delle Armi)

- E allora Adam, funziona la pistola?

- Sì , Dio delle Armi, funziona, e anche il fucile automatico: e ora, fammi diventare un mito.
- Molto più che un mito, Adam Lanza, un evento. Sei pronto a immolarti? Per diventare un mito ti chiedo solo un sacrificio.
- Sì, Dio della Tecnica, sono pronto.
- Bene, Lanza, il rito che ti chiedo di officiare non è troppo complicato e non ti costerà troppo dolore, vedrai.
Basta impugnare le pistole e chiudere gli occhi e poi sparare, e diventerai leggenda.
Funzionerà, vedrai.
Quello che conta nel mio culto è perseguire il massimo degli scopi con l’impiego minimo dei mezzi.
Uno scatto sul grilletto e domani sarai su tutte le pagine dei giornali, e il tuo nome verrà conservato in eterno nei dischi fissi dei computer.
Dovrai uccidere tua madre, tuo padre e i tuoi fratelli e molti dei tuoi compagni di scuola, sei sicuro di riuscirci?
- Fidati di me, Dio delle Armi, tu sei mia madre, mio padre, i miei fratelli e i miei compagni di scuola. Io servo solo te.
- Molto bene, Adam: come ho spiegato altre volte, da quando ti sono apparso nei tuoi video games di guerra, Io non riconosco come mio limite né la natura, né Dio e neppure l’uomo.
Quello che conta per me è solo lo stato dei risultati raggiunti.
Sono come un missile da crociera che porta una testata nucleare: l’unica cosa che importa è che FUNZIONI, l’unica cosa che conta è che voli sempre più in alto e che possa raggiungere nel modo più rapido e manovrabile il bersaglio, per distruggere e desertificare senza pietà.
L’unica cosa che voglio è diventare sempre più potente e
funzionare. Solo questo conta.
Ma che cosa ti succede, Adam, sbadigli?
T’annoio forse?
- No, possente Dio della Tecnica, sarà stanchezza…e comunque, non vedo l’ora di diventare un mito. Sono stufo di essere preso in giro da quelle mezze calzette dei miei compagni di scuola! E di stare a sentire quelle pallosissime prediche dei miei vecchi!
- Bene, Adam Lanza, vai allora e che la strage abbia inizio!
Colpisci e sacrificati in nome del Dio delle Armi! E sia?
- E sia!
- Funziona?
- Funziona!

Bene, è andato.
Pronto, centro commerciale Iperama?
Mi spedisca un cesto natalizio a queste industrie di armi. Sì, le spedisco gli indirizzi via fax e il denaro via carta di credito.
Buonasera e Buon Natale a lei, Signora.

Company Country
Accuracy International
UK

A.D.C. Armi Dallera Custom
Italia

Amadini Sandro & C.
Italia

Air Weapons Complex (AWC)
Pakistan

Alexander Arms
USA

Antonov
Ucraina

Anics Group
Russia

Anschütz
Germania

Alliant Techsystems
USA

ArmaLite
USA

Armi Jager
Italia

Armi Magap
Italia

Armament Technology
Canada

Armi Salvinelli
Italia

Armi Sport
Italia

Armscor
Filippine

Arsenal Corporation
Bulgaria

Astra Arms
Svizzera

Kiev Arsenal
Ucraina

ASELSAN
Turchia

Atlas Elektronik
Germania

Auto-Ordanance Corporation
Stati Uniti

Avibras
Brasile

BAE Systems
UK

BAE Systems AB
Svezia

Baikal
Russia

Barrett Firearms Manufacturing
USA

Battaglia Mauro Armi
Italia

Benelli
Italia

Beretta
Italia

Bernardelli
Italia

Bettinsoli
Italia

Birmingham Small Arms Company
UK

Blaser
Germania

Boeing Defense, Space & Security
USA

Breda
Italia

Browning Arms Company
Belgio

Bushmaster Firearms International
USA

Bull
Israele

Caspian Arms Ltd
USA

Caesar Guerini
Italia

Carl Gustaf
Svezia

Chaiseri Metal & Rubber
Thailandia

Charles Daly
USA

Charter Arms
USA

Cicognani Varide
Italia

Colt Canada (formerly Diemaco)
Canada

Colt's Manufacturing Company (CMC)
USA

Cosmi Amerigo & Figlio
Italia

Ceská Zbrojovka Strakonice
Repubblica Ceca

Ceská Zbrojovka Uherský Brod
Repubblica Ceca

Crosman
Stati Uniti

Daisy Manufacturing
Stati Uniti

Defense Industries Organization
Iran

Denel
Sud Africa

Denel Dynamics
Sud Africa

Detonics
USA

Dianawerk(formalmente Diana)
Germania

Diehl BGT Defence
Germania

Domino
Italia

Dumoulin
Belgio

EADS
Europa

EAS
Grecia

Effebi
Italia

Elbit Systems
Israele

Embraer
Brasile

Euroarms Italia
Italia

Fabarm
Italia

Fabbrica Armi Isidoro Rizzini (formalmente F.A.I.R.)
Italia

Fabbrica Armi ValSusa(formalmente FAVS)
Italia

Fabrique Nationale (FN)
Belgio

Falco
Italia

Famars
Italia

Fanzoj Jagdwaffen
Austria

Farè Flavio
Italia

Fas Domino
Italia

Fausti Stefano
Italia

Federal Cartridge Company
USA

Fegyver- és Gépgyár (FEG)
Ungheria

Feinwerkbau
Germania

Finmeccanica
Italia

Floro International Corporation
Filippine

Franchi
Italia

Fratelli Gamba
Italia

Fratelli Pietta & C.
Italia

Freedom Arms
Stati Uniti

Gamba Renato
Italia

General Dynamics
USA

Nexter (formerly GIAT Industries)
Francia

Gamo
Spagna

Glock
Austria

Grand Power
Slovacchia

Grünig Elmiger
Germania

Hambrush
Austria

Hämmerli
Germania

Hatsan
Turchia

H.F.M. Helvetica Firearms Manufacturing
Svizzera

Heavy Industries Taxila
Pakistan

Heckler & Koch (H&K)
Germania

Henry Repeating Arms
Stati Uniti

Helibras
Brasile

Heym Waffenfabrik
Germania

Hi-Point Firearms
USA

Hindustan Aeronautics Limited
India

Holland & Holland
UK

Howa
Giappone

Howaldtswerke-Deutsche Werft (HDW)
Germania

HS Produkt
Croazia

Hyundai Rotem
Sud Corea

Fabbrica Italiana Armi Brescia(formalmente I.A.B.)
Italia

Iran Aviation Industries Organization
Iran

Iran Electronics Industries
Iran

IMBEL
Brasile

INDEP
Portogallo

Indumil
Colombia

Infinity Strayer Voigt Inc.
Stati Uniti

Insys
UK

Investarm
Italia

Israele Military Industries (IMI)
Israele

Israele Weapon Industries (IWI)
Israele

Israele Aerospace Industries (IAI)
Israele

Ithaca Guns
Stati Uniti

Izhevsk Mechanical Works (IZHMASH (?????))
Russia

James Purdey and Sons Ltd.
UK

JP Enterprises Inc
USA

Kahr Arms
USA

Kelbly Inc.
Stati Uniti

Kel-Tec CNC Industries Inc
USA

Kharkiv Morozov Machine Building Design Bureau
Ucraina

Kimber Manufacturing
USA

Knight's Armament Company (KAC)
USA

Kongsberg Defence & Aerospace
Norvegia

Korriphila Intertex
Germania

Korth
Germania

Krauss-Maffei Wegmann (KMW)
Germania

Krieghoff
Germania

Kriko
Germania

Land Warfare Resources Corporation (LWRC)
USA

L.A.R. Manufacturing
Stati Uniti

Lebeau-Courally
Belgio

Les Baer
USA

LFK
Germania

Lockheed Martin
USA

Llama
Spagna

Lu-Mar
Italia

Lürssen
Germania

MAG
Italia

Magnum Research Inc. (MRI)
Israele

Manurhin
Francia

Mechanical and Chemical Industry Corporation (MKEK)
Turchia

Manroy Engineering Ltd.
UK

Mannlicher
Germania

Mapiz
Italia

Marocchi
Italia

MasterPiece Arms
USA

Mauser
Germania

Marlin Firearms
USA

Matra BAE Dynamics Alenia (MBDA)
Germania

McBros Rifles
USA

Merkel
Germania

Metal Storm
Australia

Malyshev Factory
Ucraina

Miroku
Giappone

Morini Armi
Svizzera

Mossberg
Stati Uniti

M.R. New System Arms
Italia

Norica
Spagna

Norinco
Cina

North American Firearms
Stati Uniti

Northrop Corporation
USA

Oerlikon Contraves
Svizzera

Olympic Arms
USA

OMI Ordtech Military Industries
Grecia

Pakistan Aeronautical Complex (PAC)
Pakistan

Pakistan Ordnance Factories (POF)
Pakistan

Para-Ordnance Manufacturing Inc
Canada

Pardini Italia

Patria
Finlandia

Pedersoli
Italia

Perazzi
Italia

Peters Stahl
Germania

Fratelli Pietta
Italia

Piotti
Italia

Poli Armi Fratelli
Italia

Productos Mendoza
Messico

PT Pindad
Indonesia

Rafael Advanced Defense Systems (Rafael)
Israele

Remington Arms (Remington)
USA

Rheinmetall AG (Rheinmetall)
Germania

Rizzini
Italia

RND Manufacturing
USA

Rock River Arms
USA

Röhm
Germania

Romtehnica
Romania

Rosvoorouzhenie
Russia

Royal Ordnance
UK

RPC Fort (Fort)
Ucraina

Ruger
Stati Uniti

Saab
Svezia

Sabatti
Italia

SAKO
Finlandia

Samsung Techwin
Sud Corea

Sauer
Germania

Savage Arms
USA

Serbu Firearms
USA

Sharps Rifle Manufacturing Company
USA

S.I.A.C.E.
Italia

Sig Sauer
Germania

Silma
Italia

Smith & Wesson (S&W)
USA

Springfield Armory (former U.S. Army arsenal)
USA

Springfield Armory (modern company)
USA

Sphinx Systems Ltd.
Svizzera

Sterling Armaments Company
UK

Steyr Mannlicher (Steyr)
Austria

ST Engineering
Singapore

STI International
USA

Stoeger Industries
Stati Uniti

Strayer Voigt Inc
USA

Sturm, Ruger, & Co. (Ruger)
USA

Suhler Jagd
Germania

Swiss Arms
(US subsidiary known as SIG Sauer)
Svizzera

Tanfoglio
Italia

Thai Aviation Industry
Thailandia

THOR Global Defense Group
USA

Tikka
Finlandia

TOZ
Russia

Truvelo
Nuova Zelanda

Thompson
USA

Turkish Aerospace Industries (TAI)
Turchia

Taser International
USA

Forjas Taurus (Taurus)
Brasile

TEREM
Bulgaria

Textron Systems (Textron)
USA

Thompson Center Arms (Thompson Center)
USA

Thales Group (Thales)
Francia

ThyssenKrupp
Germania

Aldo Uberti
Italia

Umarex
Germania

U.S. Fire Arms Manufacturing Company (U.S. Fire Arms Mfg. Co.; USFA)
USA

U.S. Repeating Arms Company (USRAC)
Belgio

Uralvagonzavod (UVZ)
Russia

Valmet
Finlandia

Valtro
Italia

Verney-Carron
Francia

Voere
Germania

Winchester Repeating Arms Company
Stati Uniti d'America

Walther
Germania

Webley & Scott
UK

W. W. Greener
UK

W.R. Saleri
Italia

Weihrauch
Germania

Weatherby
Stati Uniti

Yldiz Silah Sanayi (formalmente Yldiz
Turchia

Yuzhnoye Design Bureau
Ucraina

Zastava Arms
Serbia

Zoli Antonio
Italia




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CULTURA
6 dicembre 2012
ABBIAMO LASCIATO IL CAMPO CANTANDO

In memoria di Etty Hillesum, anche se non è il Giorno della Memoria

“ Christien,
apro a caso la Bibbia e trovo questo: “il Signore è il mio alto rifugio”. Sono seduta sul mio zaino nel mezzo di un affollato vagone merci. Papà, la mamma e Misha sono alcuni vagoni più avanti. La partenza è giunta piuttosto inaspettata, malgrado tutto. Un ordine improvviso mandato appositamente per noi dall'Aia. Abbiamo lasciato il campo cantando, papà e mamma molto forti e calmi, e così Misha. Viaggeremo per tre giorni. Grazie per tutte le vostre buone cure. Alcuni amici rimasti a Westerbork scriveranno ancora a Amsterdam, forse avrai notizie? Anche della mia ultima lunga lettera?
Arrivederci da noi quattro. Etty”

Mi chiamo Lucien e negli anni della guerra facevo il contadino.
Insieme al mio amico Hans, anche lui residente a Glimmen, nella provincia di Groningen, stavamo camminando sui binari della ferrovia, in attesa dell’arrivo del treno merci.
Era una fresca mattina di settembre del 1943 e prima di andare a lavorare nei campi, aspettavamo l’arrivo degli ebrei deportati verso la Polonia.
Nel punto dove ci eravamo appostati, il terreno costringeva il convoglio a una ripida salita e mentre rallentava su quella collina, mani e braccia disperate ci gettavano dalle feritoie soldi, cibo e cartoline postali, perché potessimo avvertire i parenti e gli amici di quelle persone condannate alla morte.
Noi sapevamo che quei binari erano maledetti: chi transitava dalla collina verso la Polonia non tornava più. Racconti orribili, a proposito delle atrocità dei nazisti compiute sugli ebrei, giravano già da anni, tutti sapevano e nessuno poteva o voleva fare niente.
Quante volte mi sono messo a piangere e a maledirmi in quegl’anni orribili!
Con le nostre zappe avremmo dovuto distruggere quei binari del demonio!
Quante volte mi sono dato dello sciacallo, del criminale, del meschino approfittatore…
Poi Grete, mia moglie mi ha convinto che abbiamo fatto quello che era possibile fare: ci avrebbero ucciso tutti, quei feroci lupi umani senza pietà.
Leggendo la cartolina postale di questa donna forte, senza paura, Etty Hillesum, si è messa a piangere insieme a me tante volte:
- Lucien, solo il fatto che tu abbia trasmesso l’ultima cartolina di questo Angelo fatto donna, ti salva da tutto il male che hai visto, senza poter fare niente.

Raccolsi quella cartolina postale e quando l’ho letta per la prima volta, non riuscivo a credere ai miei occhi: “ abbiamo lasciato il campo cantando”.
Era la prima volta che leggevo una frase di speranza da anni: la guerra ci aveva reso tutti aridi come le pietre e di solito quei poveri passeggeri condannati alle camere a gas, scrivevano frasi molto concrete e spesso, e c’è da capirlo, piene di spavento e richieste d’aiuto.
Questa Etty cercava di trasformare il male in bene, voleva trasmettere agli altri che c’era un senso in tutta quella sofferenza ingiusta che stavano subendo. Era la prima volta che delle parole mi comunicavano gioia e luce e non indifferenza o odio, come sempre avveniva in quei terribili anni.
Non sapevo scrivere molto bene, ma passai tutta la notte a trascrivere quelle parole, prima di spedire la cartolina l’indomani.
Sono solo poche frasi scritte in fretta, rivolte a una cara amica.
Eppure quel canto muto in un vagone blindato, lanciato verso la distruzione, ha accompagnato tutta la mia vita come il vento e la terra, la pioggia e la luce del sole che splende sul mio paese.

Ora sono diventato uno stimato professore di lettere e spesso leggo ai miei ragazzi le parole di quella cartolina, quando li vedo tristi, disperati o peggio, intolleranti e violenti verso i proprio compagni .
Ora conosco tutto della vita di questa donna magnifica e ho letto i suoi grandi diari.
Ho smesso di piangere, perché so che quell’Angelo mi ha perdonato, e vivo per raccontare ai miei studenti la sua storia e qualcuno dei suoi pensieri più belli.
Lei mi ha fatto capire che questo era il mio destino.

“La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e “lavorare a se stessi” non è proprio una forma di individualismo malaticcio. Una pace futura potrà esser veramente tale, solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore, se non è chiedere troppo. E’ l’unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto d’eternità che ci portiamo dentro può essere espresso in una parola come in dieci volumoni. Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra.”

“ Ed ecco che improvvisamente, qualche settimana fa, è spuntato il pensiero liberatore, simile a un esitante e giovanissimo stelo in un deserto di erbacce: se anche non rimanesse che un solo tedesco decente, quest’unico tedesco meriterebbe di essere difeso contro quella banda di barbari, e grazie a lui non si avrebbe il diritto di riversare il proprio odio su un popolo intero.
[…] quell'odio indifferenziato è la cosa peggiore che ci sia. È una malattia dell'anima. Odiare non è nel mio carattere. Se, in questo periodo, io arrivassi veramente a odiare, sarei ferita nella mia anima e dovrei cercare di guarire il più presto possibile.”

“Jan chiedeva con amarezza: cosa spinge l’uomo a distruggere gli altri? E io: gli uomini, dici, ma ricordati che sei un uomo anche tu. E inaspettatamente, quel testardo , brusco Jan era pronto a darmi ragione. Il marciume che c’è negli altri c’è anche in noi […].
Non credo che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi. E’ l’unica lezione di questa guerra: dobbiamo cercare in noi stessi e non altrove. E Jan era pronto ad essere d’accordo con me [...]. Diceva: sono anche così a buon prezzo, i sentimenti vendicativi rivolti verso l’esterno, vivere solo in funzione di quell’unico momento di vendetta: questo non ci interessa proprio. [...] E non erano teorie: i nostri professori sono imprigionati, un altro amico di Jan è stato ammazzato, ma c’è ancora dell’altro , troppo per farne un elenco, e noi ci dicevamo: sono così a buon prezzo, quei sentimenti di vendetta. Era proprio una luce, oggi.”

“Un'altra cosa ancora dopo quella mattina: la mia consapevolezza di non essere capace di odiare gli uomini malgrado il dolore e l'ingiustizia che ci sono al mondo, la coscienza che tutti questi orrori non sono come un pericolo misterioso e lontano al di fuori di noi, ma che si trovano vicinissimi e nascono dentro di noi: e perciò sono più familiari e assai meno terrificanti. Quel che fa paura è il fatto che certi sistemi possono crescere al punto da superare gli uomini e da tenerli stretti in una morsa diabolica, gli autori come le vittime: così, grandi edifici e torri, costruiti dagli uomini con le loro mani, s’innalzano sopra di noi, ci dominano, e possono crollarci addosso e seppellirci.”

“E con la solita passione, anche se cominciavo a trovarmi noiosa perché finisco sempre per ripetere le stesse cose, ho detto: è proprio l’unica possibilità che abbiamo, Klaas, non vedo altre alternative, ognuno di noi deve raccogliersi e distruggere in se stesso ciò per cui ritiene di dover distruggere gli altri. E convinciamoci che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancor più inospitale.
E Klaas, vecchio e arrabbiato militante di classe, ha replicato sorpreso e sconcertato insieme: sì, ma - ma questo sarebbe di nuovo cristianesimo!
E, io divertita da tanto smarrimento, ho risposto con molta flemma: certo, cristianesimo, - e perché poi no?”

Etty Hillesum è morta ad Auschwitz il 30 Novembre del 1943.


Nota dell'Autore

Un sentito ringraziamento al professor Eliphas Lèvi, committente e consulente.

Shalom aleichem .




permalink | inviato da ilMoscone il 6/12/2012 alle 12:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
19 ottobre 2012
ALFABETO LETTERARIO PERSONALE
Per imparare a parlare e a leggere, abbiamo assimilato ventisei lettere (mia mamma parla inglese e J, K, W, X e Y diventarono subito mie amiche; poi Internet le ha globalizzate), insieme al latte materno.Per sviluppare lo scrivere, abbiamo dato un volto, un pensiero e un’anima a quelle lettere:

- Vivi e sperimenta la tua unicità,
dialogando "con" e rispettando le altre personalità. -

A come Artaud, Antonin: “ nessuno ha mai scritto, dipinto, scolpito, modellato, costruito o inventato se non, di fatto, per uscire dall'inferno.” A proposito di Vincent van Gogh.
Augias, Corrado: autore di adorabili pamphlet che tengono il cuore caldo e la mente lucida.
B come Baudelaire, Charles e Blake, William e Bukowski, Charles.
“Non disprezzate la sensibilità di nessuno. La sensibilità di ciascuno è il suo genio.”
“Esuberanza è Bellezza. Reprimono il desiderio solo quelli che lo hanno tanto debole da poterlo reprimere; l’elemento repressivo o ragione ne usurpa allora il posto e fa da guida a chi non sa volere. L’energia è eterno Piacere.”
“ Detesto i prati perché tutti hanno un prato con l'erba e, quando si tende a fare le cose che fanno tutti gli altri, si diventa tutti gli altri.
C come Citati, Pietro e Calasso Roberto. Sapienti viaggiatori negli interstizi sanguigni e cosmici della letteratura. Leggere ogni loro riga è il più vitale degli impegni.
Corto Maltese, di Hugo Pratt: “non c’è niente di scritto, niente che non si possa riscrivere un’altra volta.”
D come Dostoevskij, Fedor Michailovic, come De Andrè, Fabrizio, come Dante Alighieri.
“Chi mente a se stesso e dà ascolto alle proprie bugie, arriva al punto da non distinguere più la verità, né in se stesso né attorno a sé.”
“Le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi... dire… "Siamo 600 milioni, un miliardo e 200 milioni..." e, approfittando del fatto di essere così numerose, pensano di poter essere in grado, di avere il diritto, soprattutto, di vessare, di umiliare le minoranze.” Quando rinasci, Faber?
“Libertà va cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta.” Divina Commedia.
E adesso basta leggere! Vado a farmi un bel giro a piedi, vado a dormire, vado a nuotare, vado a farmi baciare dal sole e da qualcuno che non mi trova troppo brutto…
F come Freud, Sigmund: “ gli esseri umani quando amano non desiderano, e quando desiderano non possono amare.”
G come Greci e Latini: i classici. Omero, Erodoto, Tucidide e Sofocle; Apuleio, Ovidio, Orazio e Sallustio. E Plutarco, immenso. E questi sono solo i miei preferiti.
Gobetti, Piero, dopo che i fascisti l’avevano massacrato di botte: “che ho a che fare io con i servi?”.
Gramsci, Antonio, padre della Repubblica Italiana: “ indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia.”
H come Hesse Hermann; Hillman, James.
"Quando qualcuno cerca," rispose Siddharta, "allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla, in sé, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo. Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa: esser libero, restare aperto, non aver scopo.”
“ Penetrare il mondo, spiegarlo, disprezzarlo, può essere l’opera dei grandi filosofi. Ma a me importa solo di poter amare il mondo, non disprezzarlo, non odiare il mondo e me; a me importa solo di poter considerare il mondo, e me e tutti gli esseri, con amore, ammirazione e rispetto”.
“In questo libro ( Il codice dell’anima) espongo la “teoria della ghianda”; l’idea cioè, che ciascuna persona sia portatrice di un’unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di poter essere vissuta.”
I: Io scrivo e allora io qui, io qua , io su e io giù, la narcisistica malattia dello scrivere. Io leggo: la cura, la terapia, l’antidoto.
J come Jung, Carl Gustav. Amante dell’anima umana, è sceso nei suoi scantinati e ha scoperto tesori, sotto la muffa e la polvere.
“Ovunque ci sia la forza creativa del desiderio, germoglieranno i semi propri di quel terreno. Ma non dimenticate di attendere.”
K come Kafka, Franz: “se si sa vivere da vinti, lo si è un po’ di meno”.
“Chi cerca non trova, ma chi non cerca viene trovato.”
Il santo patrono laico dei bloggers. E anche mio amico, fratello, sodale.
L come lotta con il Daimon, ineludibile; come Lovecraft, Howard Phillips : “Il colore venuto dallo spazio”. Come Leopardi, Giacomo: “all’apparir del vero /tu, misera, cadesti.”
Lacan, Jacques: “l’unica cosa di cui si possa essere colpevoli è di aver ceduto sul proprio desiderio.”
M come Magris, Claudio e Montaigne, Michel.
“Il nostro dovere morale non è avere la veste candida, ma, se necessario, anche sporcarla. Per fasciare una ferita o pulire un pavimento.”
Claudio Magris è il più grande scrittore italiano. I suoi libri sono i mattoni portanti della mia libreria, sfogliati e sottolineati e compulsati. Un maestro.
“Così abbiamo un bel montare sui trampoli, perché anche sui trampoli bisogna camminare con le nostre gambe. E sul più alto trono del mondo non siamo seduti che sul nostro culo.”
La torre di Montaigne è il primo degli studi privati per la lettura e la scrittura.
Moskoskij, Charles, mio cugino, autore dell’immortale verso: “sono l’uomo dallo scroto fragile.”
N come Nietzsche: ha detto di tutto e il contrario di tutto e ci ha insegnato che siamo entrati nell’era dove si dice di tutto e il contrario di tutto: l’epoca del nichilismo compiuto. Un ospite inquietante che bussa alla nostra porta. L’antidoto? Nascosto nei suoi pensieri più profondi:
“Chi chiami cattivo? Chi mira soltanto a incutere vergogna.
Che cos’è per te la cosa più umana? Risparmiare vergogna a qualcuno.
Che cos’è il sigillo della raggiunta libertà? Non provare più vergogna davanti a se stessi.
Che cosa dice la tua coscienza? Devi diventare quello che sei.”
O come Oblomov di Goncarov, l’antieroe pigro preferito da Fabrizio de Andrè e come Omero, l’alba dalle dita di rosa della letteratura.
P come Poe, Edgar Allan: “ Il cuore rivelatore, il gatto nero”. Il primo scrittore a usare in modo sintetico e condensato la pausa, la scena, l'ellissi, il sommario e l'analisi.
Come Platone e il suo mito di Er. Il Daimon di Socrate, l’Eros di Diotima.
Pier Paolo Pasolini, tripla P. Non si ammazzano i poeti e i padri della Repubblica Italiana. Come Gobetti, come Gramsci. La mia sacra triade civile e politica. Il profeta laico del genocidio culturale operato dal berlusconismo in Italia, in vent’anni di terrorismo della banalità e del conformismo servile.
Q come i manoscritti gnostici trovati tra Qumran e Nag Hammadi.
Il Vangelo segreto di Tommaso: “Gesù diceva: ... Io sono il Tutto.
Il Tutto è uscito da me e il Tutto torna a me. Spacca la legna, sarò là.
Solleva una pietra, mi troverai.”
“Allora Gesù prese Tommaso, si ritirò e gli disse tre parole: Kaulakau, Saulasau, Zeesar.”
I Vangeli gnostici fanno di Gesù un personaggio letterario nascosto dietro al suo mistero, ancora tutto da svelare.
Più aumentiamo le nostre conoscenze e più si dilata la zona velata del Mistero. Più leggo e più percepisco l'ampiezza della dimensione del Mistero.
R come Rimbaud, Arthur: “Un hydrolat lacrymal lave/Les cieux vert-chou: /Sous l'arbre tendronnier qui bave /Vos caoutchoucs .
“Musica, musica sopra ogni cosa”, gli sussurrava il suo amante ipocrita e piagnone (ma gran poeta) Verlaine.
E come Robbins, Tom: “il nostro scopo è evolvere coscientemente e volontariamente verso una condizione esistenziale più saggia, libera e luminosa; di ritornare all’Eden, stringere amicizia col serpente e installare i nostri computer fra i meli selvatici. Sotto sotto, è probabile che tutti noi sappiamo che il nostro vero scopo è una specie di evoluzione mistica – una fusione nella divinità, nell’amore.
Oppure, a parte questo, tirar fuori una buona pizza croccante alla napoletana e un bicchiere di birra.”
S come Stendhal: “Scrivo per una decina di anime che forse non vedrò mai, ma che adoro senza averle viste.” E Salgari, capitano o mio capitano, Sandokan e Yanez!
E Stanlio e Ollio, per ridere senza complicazioni e implicazioni!
T come Terzani, Tiziano, grande anima che ci ha insegnato a viaggiare, nell’Oriente dello Spirito Libero: “Per questo viaggiare non serve. Se uno non ha niente dentro, non troverà mai niente fuori. È inutile andare a cercare nel mondo quel che non si riesce a trovare dentro di sé”.
U come un libro qualunque. Quelli che scrivono come saponette da vendere al mercato e da propagandare nei talk show per scimuniti. Evitarli come l’epatite C o l’A.I.D.S.
V come Vasari, Giorgio, autore delle Vite dei pochi italiani dei quali siamo tutti fieri. V come viva tutte le donne scrittrici, Virginia Woolf la loro patrona!
W leggere!
X come tutti i brutti libri illeggibili dei calciatori, delle veline e dei raccomandati da qualche politico; di chi non è stato chiamato dal Daimon, di chi non conosce come si crea il ritmo di una narrazione e non sa che cos’è una scena, un sommario, una pausa, un’ellissi, un’analisi. O peggio un poeta che non sa che cos’è la prosodia e la metafora. Se manca la carta igienica…
Yeats, William Butler, navigando verso Bisanzio, poesia che dice tutto quello che c'è da dire sul tema:
“Una cosa meschina è un uomo vecchio,
lacera veste su un bastone, a meno che l’anima
non batta le mani e canti, e più forte canti
per ogni strappo nella sua veste mortale,
e altra non c’è scuola di canto che studiare
i monumenti della propria magnificenza;
e quindi io ho navigato i mari e venni
alla città sacra di Bisanzio.
O Saggi che state nel sacro fuoco di Dio
come in un dorato mosaico del muro,
uscite dal sacro fuoco, in un vortice entrate
e diventate maestri cantori dell’anima mia.
Consumate del tutto il mio cuore, che, malato
di desiderio è avvinto a un animale mortale,
non sa che cos’è; e prendetemi con voi
nell’artificio dell’eternità.”
Z come Zweig, Stefan, che ci ha raccontato le vite degli scrittori di genio che venerava. E col suo capolavoro “La lotte col demone”, ci ha narrato in modo avvincente e magistrale come la nostra vita, se vuole essere degna di chiamarsi tale, deve essere una rutilante e accanita lotta col Daimon. La posta in palio è la tua anima.

E ora, caro amico lettore, sarei curioso di leggere il tuo alfabeto letterario personale, o almeno qualche sua voce. Contemplandolo nell'insieme, il mio volto interiore assume i lineamenti di un castello inespugnabile, dove per trentacinque anni mi sono rifugiato dalle aggressioni e dai dolori della vita, per ritrovare il senso del Desiderio e della Bellezza. Però, il bello di questa fortezza interiore è che ha sempre un ponte levatoio abbassato verso qualche interlocutore, verso qualche amico...

© a cura di Mauro Moscone.



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letteratura
9 ottobre 2012
BENVENUTI A "BOOKVILLE"!

racconto umoristico di Rubrus, Hank88 e il Moscone

Non potevo più resistere senza quel libro, non è facile da capire per chi non è un bibliomane.
Da quando era uscito “Cinquanta gradazioni di marrone”, per i tipi dell’editore Feci, non riuscivo più a dormire la notte.

La storia drammatica di un coprofago, morso da un moscone radioattivo e costretto da oscuri impulsi atroci a divorare gli escrementi di qualsiasi animale purché se ne trovi, mi aveva avvinto e incastonato come un quarzo in un anello.
Ah, quale intensità di sforzo, da parte dell’autore, nel creare i contenuti!
L'uomo coprofago arrivava a cercare le deiezioni nel suo stesso corpo e arrivava a succhiarle con una cannula da flebo autoinserita (meglio non dire dove), come parte vivente di quel corpo, desiderato, brancicando nella sua intimità alchemica più oscura.
L'escremento, finché è nel corpo, è accettato: non è separato dall'unità del microcosmo; isolato spaventa e ripugna, per l'odore di un’anima denudata e anonima che esala.
Ah, che poesia, che profonde tematiche! Ah qual terrore ripugnante ma così allettante!
Le “Cinquanta gradazioni di marrone” dovevano essere mie, costino quel che costino!

Col portafoglio bello imbottito, accompagnato dal mio amico Gianluigi detto Giangi, arrivai alla nota libreria della catena “Bookville” di Milano, strutturata su tre piani e fornita di oltre 1.035.000 titoli di narrativa, saggistica, turismo, manualistica e una vasta scelta di libri per ragazzi; una fornita area DVD e CD, dalle ultime novità ai titoli introvabili, prodotti di cartoleria e tante simpatiche e cortese promozioni.
Mi fiondai all’interno, entusiasta, e notai contro una colonnina color seppia una pila di volumi: “Cinquanta gradazioni di marrone” in abbondanza! Che gioia!
Ho preso al volo la mia copia e in quel momento ho notato una sgargiante locandina che reclamizzava tre presentazioni di libri di altrettanti tre esordienti.
Incuriosito, salii al secondo piano per assistere alla presentazione di “Conquistala in dieci mosse”, manuale per il macho nell’era del Web, scritto dell’aitante Dottor Amour, così recitava il manifesto.
Dalle scale, sentivo provenire dal primo piano una voce esile che sussurrava degli insoliti versi:

“Ciao a tutti! Mi presento:
sono Giangia Spazialia
e se avete problemi
di carenza di spiritualità,
eccovi il mio cocktail:
due barattoli di cristianesimo,
tre etti di buddismo zen;
- agitare per bene,
a ritmo di neomelodico napoletano –
Un paio di chili di liberismo ultrà,
una zolletta di socialismo
e voilà! Mescolare a piacere
nel tuo shaker privato.”

Incuriosito, volli partecipare a quella presentazione.
Si trattava di una raccolta di liriche della poetessa New-Age GianLuigia Spazialia, in arte Giangia, dal titolo “Insalata di Dio”.
L’autrice è devota al culto del dio Optional, “nuova divinità sincretistica ipermoderna”, prometteva il depliant di presentazione.
Nella saletta delle conferenze aleggiava una lieve nebbia, causata da una cinquantina d’incensi accesi di vario genere.
Gli spettatori si erano seduti vicino alle tre finestre aperte, per evitare l’asfissia aromatica.
Giangia Spazialia era in piedi, e indossava una sorta di vestaglia indiana trasparente che velava un seno voluminoso, completamente biotto e ballonzolante e un paio di mutandine viola, col pizzo rosa shocking.
Come in trance (probabilmente il denso fumo di dieci spessi rametti d’incenso alla canapa indiana, posti sulla scrivania davanti a lei, facevano il suo bel effetto), continuò a declamare i suoi versi profetici:

“Sei un eunuco?
Frequenta le ascesi e i puritani.
No problem, baby, don’t worry.
Sei un ghiottone?
Cancella la gola
dalla lista dei vizi capitali.
Don’t worry, honey, be happy!
Sei un evasore fiscale?
Non leggere il settimo comandamento.
Be happy, man, don’t you undestand?
It’s only an optional!
Let’s rock and twist again!

Che problema c’è?
Siamo tutti liberi di fare quello che ci pirla.
E’ ora di finirla, con il moralismo.
Ognuno può dire e fare quello che gli pare,
a tal punto che tutto diventa indifferente.
Proclamo che tutto è interscambiabile:
qualsiasi cosa può valere qualsiasi altra cosa.
Basta pagare e tirarle giù dallo scaffale.”

Terminata la declamazione, partì una musichetta turca e Giangia cominciò a dimenarsi in una frenetica danza dei sette veli.
Gli astanti tossivano per il troppo fumo e nessuno trovava la forza per applaudire.
Sempre in trance, Giangia cominciò a predicare, mentre le sue tette sussultavano in preda a spasmodici terremoti, provocati dal ballo maliardo:
- Io vi rivelo la potenza del dio Optional che vi comanda di farvi la vostra insalata di Dio!
Basta dolore! Basta infelicità! Basta repressione!
Potete prendere le danzatrici del paradiso di Allah e la calma della mente di Buddha; poi dallo scaffale prendete anche la resurrezione dei vostri cari del cristianesimo e la spruzzate con un bel pellegrinaggio tra foreste e fiumi al sacro lingam di Shiva! Frullate tutto, servite freddo con un’olivetta e avrete la vostra insalata di Dio! Sia lode al dio Optional: Hare Evoè! Ave Krishna!
Intontito dalla musica e dal tono roboante del pistolotto New-Age, con gli occhi arrossati e un principio di mal di testa causato dal troppo fumo, fuggii decisamente verso il secondo piano.

Qui trovai una vasta platea di soli uomini (sembrava quella di un cinema a luci rosse), calamitata e ipnotizzata dallo scrittore Dottor Amour.

L’autore arringava il suo testosteronico auditorio a torso nudo, nonostante la bassa temperatura.
Bicipiti gonfi e lucidi dappertutto, intervallati da piatti addomi maschili su cui una mano poco attenta avrebbe rischiato, nel toccarli, di grattugiarsi qualche dito. Questo era l’ambiente – regno del dottor Amour. Non poster, non stampe, bensì modelli in carne e ossa esposti per tutto il perimetro della sala. Modelli oliati, in perizoma. Scientificamente abbronzati.
- Credete di essere in grado di rapire il cuore di una donna? - esordì l’autore.
- Balle. Il mio nome è dottor Amour e l’amore è il mio mestiere. Gli scaffali erano pieni di copie del libro “Conquistala in dieci mosse”, la nuova fatica letteraria dell’artista del rimorchio più famoso d’Italia. Più che un autore, un maestro di vita, autore anche di “Credici, lo dico io”.
- La vostra lei vi ha spezzato il cuore?
Il dottor Amour arringava la folla di fedeli dall’alto del palchetto in legno che aveva fatto costruire per l’occasione.
- Voi rompetele il culo! Le rose lasciatele a chi non conosce la differenza tra un sì e un no! La verità, a proposito dei sì e dei no, è che non hanno alcuna importanza, mai!
La copertina del libro era tutta un programma.
Un uomo – il dottor Amour, e chi sennò – sedeva su una poltrona dall’aspetto scomodo e due ragazze seminude stavano ai suoi fianchi, il cervello rapito dagli alieni.
“Conquistala in dieci mosse” era il terzo di una serie di cinque libri. La sega dell’amore, diceva la recensione del libro, scritta dall’autore stesso.
Scegliete di essere diversi, - diceva Amour , - sputacchiando sulla decina di giovani palestrati che alzavano i pugni in aria ad ogni sua parola, - scegliete di essere in grado di scegliere! Scegliete di essere la migliore scelta possibile!
Sembrava convinto di ciò che diceva.
- Se vi dicessi: mai più a letto da soli, mai più rifiuti da parte di una femmina, cosa mi rispondereste? Il mio libro – il mio metodo, vi permetterà di conquistare decine di donne. Dovrete solo avere la forza di seguire quello che dico, fino in fondo.
Il libro costava ventisette euro, promozione speciale e il dottor Amour, che di sicuro, con le donne, ci sapeva fare, sembrava un attore hollywoodiano, con il sorriso di un attore hollywoodiano.
E con le donne ci sapeva fare, con o senza libro. Ma questo non lo diceva nessuno. Quello che diceva non era poi molto diverso da quello che dicevano in molti, e in molti modi diversi. Adattati o muori. E, nel frattempo, dammi i tuoi soldi.

- Vuoi vedere qualcosa di veramente spaventoso?
Era la quarta volta che quel commesso mi si avvicinava.
Mi ero rifugiato al piano seminterrato dopo aver accompagnato Alessio a comprare la nuova edizione de “Cinquanta gradazioni di marrone”.
Alessio era un amico ed io sono uno che per gli amici fa molto.
Dietro una pila di volumi del best-seller del momento avevo visto un cartello che diceva: Se hai letto “Cinquanta gradazioni di marrone” non puoi perderti “La saga dello zombi lubrico”… sempre che tu abbia il coraggio di scendere nel seminterrato.

Vidi Alessio sbavare sul capolavoro del secolo, almeno secondo Facebook, e decisi di essere sufficientemente coraggioso. Per gli amici si fa molto… ma non tutto.
E poi io sarei un appassionato di horror. Anzi, secondo il dottore sarei un ossessionato di horror, ma lasciamo stare.
Fatto sta che ero lì, con quel commesso appiccicato come un chewing-gum sotto la suola in un giorno d’estate.
Stavo scorrendo i titoli, leggendo le sinossi e, dalla faccia, si capiva che mi facevano schifo.
Accennai a un conato di vomito mentre riponevo “Saw LII” e lo guardai sperando che avesse capito l’antifona.
Macché.
- No, ragazzo. Non voglio VEDERE qualcosa di veramente spaventoso. Voglio LEGGERE qualcosa di veramente spaventoso.
Mi guardò come se non fosse in grado di comprendere la differenza. Non sono tipo da “aiutino”, ma…
- Sa… i maestri del genere: Poe, Lovecraft, Leiber, Bloch, James, Blackwood, King….
Alla parola “King” vidi una luce accendersi nei suoi occhi. Sapete, il luccichio che c’informa che, nonostante le apparenze, l’encefalogramma non è del tutto piatto.
- Oh… la roba vecchia i… - mi parve di sentire le rotelline del suo cervello che s’ingrippavano - classici.
Scintillio di otturazioni. Mi ricordava un macaco che ha finito il suo esercizio e attende la banana dall’addestratore.
Annuii. Per un attimo mi chiesi se e a che condizioni King poteva essere definito un classico. Mi piacciono queste elucubrazioni, sapete. Soprattutto da quando ho un sacco di tempo libero. Mi distraggono. Mi tengono la mente occupata, essendo disoccupato tutto il resto. Mi evitano di pensare a…
- Oh ma abbiamo di meglio, sa? Ecco, per esempio la serie completa della Saga dello Zombi Lubrìco. E… se acquista tutti i quindici volumi (può farlo in comode novantacinque rate mensili salvo approvazione della nostra finanziaria)… tah dah… avrà in anteprima, dico in anteprima il sedicesimo ed il diciassettesimo volume in formato cartaceo elettronico ed in edizione personalizzata con tre mesi di anticipo rispetto all’uscita ufficiale e biglietti omaggio per la versione cinematografica e… ma se ha domande, dica pure.
- Cosa vuol dire “lubrico?”… no, lasci perdere, temo di non…

Mi afferrò il braccio. Detesto essere toccato. Mi fa venire voglia di azzannare le dita dell’importuno e vedere quanti morsi ci vogliono per staccarle dalla mano.
Una delle poche cose che detesto di più è essere chiamato “amico” dagli sconosciuti.
- Senti amico… ti prego… è una settimana che sono qui e non ho ancora venduto nulla. Se non compri, mi cacciano capisci? Mi cacciano, amico… cazzo, devo ancora di finire di pagare lo smartphone.
Ci sono cose che nessun uomo può sopportare. Per esempio restare senza smartphone.
- Le dirò ragazzo: non è un momento molto felice per me. Sa, i tagli all’istruzione. Però… non c’è un posto tranquillo dove leggere il contratto con calma?.
S’illuminò di un sorriso raggiante che ricordava, in qualche modo, l’accendersi di un display. Mi parve persino di sentire la musichetta di avvio.
- Beh, c’è il retrobottega, dove stanno le giacenze. C’è una poltrona, lì. Non dovrei portarci nessuno, ma se lei mi promette di prendere in seria considerazione l’offerta speciale.

Il dottore aveva ragione. Negli ultimi tempi l’horror era diventato un’ossessione. Ovviamente era una conseguenza delle peculiari condizioni in cui mi trovavo. La precarietà, la mancanza di lavoro fisso… Ora, eliminato il fattore di stress, va molto meglio.
Sì perché ho un lavoro. Un lavoro fisso. Alla Bookville.
L’horror è tornato a essere quello che era: una passione tra tante che, tra l’altro, ogni tanto riesco a mettere a frutto con i clienti, dando loro qualche buon consiglio.
L’unico inconveniente, relativo, è lavorare nello scantinato. È molto freddo e piuttosto buio. Dicono che serve a creare l’atmosfera; in realtà serve a risparmiare sulle spese di proprietà sfruttando al massimo gli spazi, comunque faccio finta di niente: alla fine ci si abitua a tutto.
E poi ho compagnia. Non mi andava che il ragazzo lasciasse il posto. Ci teneva tanto.
Porto sempre i clienti da lui, nel retrobottega, dove si trovano le giacenze.
Li porto sempre lì quando vogliono vedere qualcosa di veramente spaventoso.

- Caro, guarda quel signore che caga in mezzo al prato, leggendo il giornale! Non è disgustoso?

- Ma cosa vuoi, cara, oggi giorno si leggono soltanto notizie di merda...




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SOCIETA'
28 settembre 2012
LA PRIMA E ULTIMA VOLTA CHE PARTECIPAI A UN RADUNO DI SCRITTORI LITWEB


Avvertenza per il lettore: il nome del sito litweb e di tutti i nicknames coinvolti nel post sono di pura immaginazione, ogni riferimento a persone o animali normali è puramente casuale.


Sono ormai passati sette anni da quella volta, la prima e spero l’ultima, che partecipai a un raduno di scrittori litweb. Spero che questo resoconto possa salvare qualche amico/a di mail da una simile terrificante esperienza.
Sette anni fa cominciai a scrivere in un sito di letteratura web dal nome “Anacletika”. All’inizio c’era un grande entusiasmo, tutti scrivevano e commentavano i brani altrui con voglia e appassionata condivisione.
Dopo circa sei mesi, la Redazione del sito litweb, annunciò che il blog sarebbe diventato anche casa editrice ma non dovevamo preoccuparci, tutto sarebbe rimasto come prima. Chi voleva poteva pubblicare con loro il suo libro nel cassetto, ovviamente pagando, s’intende. Chi non voleva pubblicare non sarebbe stato emarginato, ci mancherebbe, non siamo più ai tempi dei lager e dei gulag, pontificarono. Mah, pensai io.

Nel frattempo molti utenti invocavano ogni settimana un grande raduno tra noi scrittori in erba e finalmente la Redazione organizzò a Milano il lieto evento.
Mi arrivò il programma della manifestazione e scoprii con amarezza che quello che avevo intuito si era realizzato: sette utenti del sito avevano deciso di pubblicare a pagamento con “Anacletika” e dopo la prima ora di presentazione, dove ognuno di noi poteva leggere un suo brano e mostrarsi agli altri per com’era veramente dietro il nick, sarebbero poi proseguite sette, dicasi sette, presentazioni dei sette libri editi dalla casa editrice/sito litweb.
Lì per lì pensai che la Redazione faceva giustamente quello che credeva in casa sua e senz’altro un sito ha spese di gestione e di manutenzione che necessitano di entrate finanziarie. Ma non potevo nascondermi che nel sito il clima si era guastato, dopo quelle sette pubblicazioni; un malumore poco celato e un senso di diffidenza reciproca portarono alle prime liti informatiche a cui avessi mai assistito, alternate a una strategia dell’indifferenza totale verso chi non era della parrocchia amica. Scoprii anche la nuova parola di moda globish, ban, bannato: pena alla cancellazione dal sito che i duellanti richiedevano con fiumi di parole per eliminare l’avversario.
Per nostra fortuna, tre giorni dopo c’era la grande adunata e l’atmosfera tra i bloggers sembrò placarsi in attesa dell’evento.
Quando arrivai alla libreria, scelta come teatro dell’agognato congresso di scrittori litweb, fui ricevuto da un tavolino gestito da due petulanti e fredde commesse bottegaie di libri che mi sottoposero la vendita dei sette libri di Anacletika.
- Sono Mauro il Moscone, scrivo su Anacletika, siete voi la Redazione? Non ci sarebbe da bere qualcosa e dov’è il cesso, per cortesia?Mi scappa un’orinata…
- Sì, eccole il catalogo dei nostri libri, sarebbe interessato? Se vuole c’è lo sconto paghi due prendi tre…
Allora c’erano, se non ricordo male:

1)“ Conigli dai denti viola e carote azzurro cobalto”, di Hobbitfemmina, il nickname di una scrittrice di Fantasy, autrice dell’opera. In questo romanzo lugubre e manicheo, degli stronzissimi opossum cremisi s’industriavano a ciulare le carote cobalto dei simpatici dentoni saltellanti. La vendetta sarebbe arrivata inesorabile e orribile e per gli opossum sarebbero stati cazzi, perché il Bene sta sempre tutto da una parte e il Male viene brutalmente fottuto. Questa la morale del cupo dramma.
2) “Sola, tra le foglie d’autunno; in compagnia, tra fusti abbronzati in estate”, raccolta di liriche di Spazialia, poetessa eroticecologica underground.
3) “Come cagare nei boschi non visti”, romanzo breve di Tracamanocubano, prosatore neorap (scoprii in seguito che in effetti era calvo).
4) “Ricetta di cucina e cugiappone”. Manuale di ricette orientali speziate diStracchinarugosa, gastronoma web con anni e anni d’esperienza nella mensa della Scuola Materna di Casalpusterlengo.
5) “Farsi da soli le seghe è utile e dilettevole e non ti viene la cechìa”. Vademecum alla falegnameria di MastrusGeppettus, il divulgatore scientifico di Anacletika, amico intimo di Alberto Angela.
6) “Statuette e lacrime della Madonna”, raccolta di pensieri religiosi frizzanti e ferventi e liriche consacrate, redatte da MariaGorettinonladàmica, la devota pentecostale web, animatrice di omelie quotidiane nel sito.
7) “ Tutti i particolari dei servizi igienici nelle trincee della Prima Guerra Mondiale”, opera storica di Matusal’Emme, il simpatico storico ottuagenario del sito, testimone auricolare, a suo dire, di un clamoroso peto registrato dal microfono del balcone di Piazza Venezia a Roma, durante un discorso del Duce, che venne salutato con una salva di reverenti loffe.

Piano piano arrivarono i venti partecipanti al raduno, tra cui i sette neo pubblicati che subito cominciarono a rompere le palle a tutti, cercando di vendere i loro bestsellers. Grazie al mio intuito femminile –anche se sono penedotato – avevo messo solo dieci euro dieci nel portafoglio e mi difesi strenuamente dai venditori libro a libro, dicendo che mi servivano per la benzina per tornare a casa nei dintorni del passo Penice, a mille e ottocento metri di quota. L’assedio fu comunque affine a quello di Stalingrado, e Matusal’Emme ci deliziò ricordandoci come erano disegnate le mostrine degli ufficiali russi.
Finalmente arrivò il referente di Anacletika con una suonatrice d’arpa venezuelana tutta scosciata, che accavallando le gambe attirò nella saletta lettura tutti i tredici scrittori maschi, infervorati dal testosterone e si diede inizio alla lettura e alla presentazione dei vari utenti di Anacletika.
Con la mia solita faccia di bronzo e altamente indispettito dalla piega commerciale e banausica che aveva preso la faccenda, chiesi di presentarmi per declamare per primo il mio pezzo, dato che erano tutti imbarazzati o presi dalla vendita del loro libro.
- Scusate amiche e amici, ma oltre a parlare del codice ISBN, perché non ci diciamo anche il nome e il cognome, così tanto per fare gli originali…

Nella libreria milanese calò un silenzio surreale. Il mio tentativo di rompere il ghiaccio e di ritornare all’umanità venne interpretato come una feroce polemica, e tutti, tranne il mio carissimo amico di sitoZuppallatte, narratore e specialista di barzellette su Pierino, che si sbellicava, mi guardarono come un UFO mannaro, maniaco sessuale.
E allora al posto di leggere il mio racconto breve “ I mille rompicapi della Litweb mi hanno rotto i coglioni”, il mio genietto diabolico scelsi all’istante di recitare una poesia di Rimbaud che conosco a memoria: “La preghiera della sera”.

Vivo seduto, come un angelo nelle mani di un barbiere,
impugnando un bicchiere dalle profonde scanalature,
l'ipogastro e il collo arcuati, una sigaretta «gambier»
fra i denti, sotto l'aria gonfia di impalpabili velami.

Come caldi escrementi di un vecchio colombaio,
mille Sogni procurano dolci bruciature:
poi, d'improvviso, il mio cuore triste è come un alburno
che insanguina l'oro giovane e scuro delle linfe.

Poi, quando ho ingoiato con cura i miei sogni,
mi volto, bevuti più di trenta o quaranta bicchieri,
e mi concentro per mollare l'acre bisogno:

mite come il Signore del cedro e degli issopi,
io piscio verso i cieli bruni, molto in alto e lontano,
approvato dai grandi eliotropi.

Conclusi la mia esibizione, memorabile a mio modesto avviso, facendo il gesto di pisciare sul mio affezionato pubblico di venditori. Non fu un nobile lazzo, lo ammetto ma la rabbia mi fa divenire un po’ camionista, con tutto il rispetto per chi sa fa un mazzo così per le disastrate autostrade italiche. Andai a sedermi e furibonda chiese la parola MariaGorettinonladàmica, guardandomi come se fossi un’immonda merda.
Con lei e altre poetesse del sito avevo avuto una dura polemica letteraria. Sostenevo che dopo Montale e Pasolini, la poesia italiana era ritornata al decadentismo dannunziano e pascoliano e la lirica web, salvo rare eccezioni, era decadenza allo stato brado, con tutti quegli Ego sbrodolanti e sussultanti per coliche intestinali, preservativi difettati e cicli ritardati, e postavo poesie di Rimbaud, affinché almeno imparassero a fare del decadentismo fatto bene.

- Tu m'emmerdes! -

- Prima di leggere una mia lirica, volevo rivolgermi al Sig. Moscone…
- Prego Signora – disse il referente di Anacletika.
- Stronzo! Stronzissimo! Sei un uomo di merda, come sei uno scrittore di merda, come sei un vigliacco, come sei un porcografico(sic!), come sei un depravato…
- Signora, si contenga – le suggerì impassibile il Redattore.
- Ma perché ce l’ha con me? Sono così paciarotto* come un orsachiotto di pezza… – le dissi assurdamente.
- Mi hai rovinato una figlia con i tuoi sporchi luridi post. Ha letto di nascosto le opere e la vita di quell’altro stronzo del tuo Rimbaud ed è scappata con un senegalese superdotato e l’hanno ritrovata, non più illibata, su una panchina della stazione a farsi delle spine con quel cazzone! Stronzo!
- Signora, ma io che c’entro, glabbs…-
- Il Signore non ti deve mai lasciare in pace, ti deve dare tanti di quei grattacapi che solo il Padreterno te li può dare…te lo auguro di tutto cuore perché ti sto perseguitando tramite una fattucchiera, che ti ha lanciato un malocchio di cento chili, stronzo!
- Ma Signora, non possiamo parlarne in modo più pacato, civile e democratico?
- Ti perseguiterò sia mentalmente sia fisicamente sia psicologicamente, come hai fatto con mia figlia che è finita a farsi le spine con un cazzone di negro alla Stazione Centrale!
Sant’Agostino una volta ha detto una bella frase: stronzo!
- Signora, ma guardi che non si dice farsi delle spine, ma bensì degli spinelli, intendeva?
- Sei un uomo di merda, come sei uno scrittore di merda, come sei un vigliacco, come sei un porcografico(sic!), come sei un depravato…
Un coro di disapprovazione si levò dalla libreria (quasi) tutta, nei miei confronti e mentre la suonatrice d’arpa strimpellava a gambe aperte, cercando perlomeno di calmare i maschi con le sue mutandine di pizzo viola, ritenni opportuno abbandonare quel minimarket del libro, accompagnato dal mio amico Zuppallatte, ormai vicino all’asfissia per il troppo ridere.
- Mai più un raduno litweb! Mai più! Via, questi sono tutti folli!
- Mai dire mai, Moscone, e a proposito…
- Che cosa vuoi Zuppa?
- Avrei da proporti un mio libro dal titolo “C’è Pierin che fa la cacca!”
- Ma vaffanculoooooo!
- Ahahahahhahaha!

NOTE DELL'AUTORE

* Paciarotto= termine del dialetto milanese che sta a indicare persona mansueta, tranquilla, un po' pirla.*

*Pirla= termine del dialetto milanese che sta a indicare un tonto, un cretinotto, un ingenuo.




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CULTURA
12 settembre 2012
IL RITORNO DEL "SIDDHARTHA" DI HERMANN HESSE


Il 5 settembre è uscita la nuova edizione del “Siddhartha” di Hermann Hesse.
Mi fiondo verso la mia fedelissima “Feltri”(nelli) e ritiro, colmo della sacra Libido del lettore, la nuova edizione della mitica “Adelphi”, arricchita con diari, foto e pagine inedite.
Ah, Roberto Calasso, che dono mi fai!
Sono appena stato a Montagnola il maggio scorso, ho ancora la mente e il cuore pervasi da quella piccola India europea e dal mio amico Hermann.
Sul comodino della mia stanza da letto, da quando ho sedici anni, stanno sempre un’Odissea e Siddhartha, le mie sacre scritture.
Gli altri libri vanno e vengono.

Cosa posso dire di nuovo a proposito di questo capolavoro?

Voglio cominciare la mia esplorazione, sottraendo questo testo mirabile alla cultura Beat&Hippy.
Quante discussioni con i miei amici, anni fa: per loro Siddhartha è un inno alla fuga dalle Autorità costituite, alla ribellione contro la società e il militarismo, al farsi le canne e altre sostanze fin troppo precisate e consumistiche in India.
No, no, no, andati amici: l’opera di Hermann è un testo composto con una struttura lucida e chiara, e con intenti costruttivi, come l’acqua del fiume madre (Gange) che lo attraversa dall’inizio alla fine.
Voi guardate solo le fasi iniziali, dove Siddhartha, il figlio ribelle e fuggitivo del Brahmano, dice di NO a tutto e ignorate la parte conclusiva, dove il “cercatore” impara a dire di SI’ a nuovi valori e a impegnarsi per un orizzonte costruttivo.
Avete letto quegli ultimi capitoli ma non li avete mai meditati a fondo, come faccio da quarant’anni.
Vi dò una visione dall’alto di questo libro amico, come pochi sanno esserlo.

Siddharta si compone di tre parti di quattro capitoli ciascuna, che hanno più o meno la stessa lunghezza e scandiscono le tappe della vita del protagonista, dal NO al SI’ alla vita e al suo Spirito:

PRIMA PARTE

• Il figlio del Bramino: ( NO alla tradizione, al ritualismo e alla famiglia come autorità sociale);
• Presso i Samana: (NO all’ascetismo, alla dittatura della mente sul corpo, alla stampella del maestro e della disciplina automortificante e masochista);
• Gotama;
• Risveglio: (NO alle filosofie astratte e ai concetti filosofici che impediscono la ricerca della propria esperienza personale, interiore. Rifiuto della dottina religiosa del Buddha e fiducia riposta solo nell’esperienza vissuta personalmente, sul campo, da ciascun individuo).

SECONDA PARTE

In questa fase Siddhartha cerca un’esperienza diretta con la vita e con la necessità di fare la sua storia, ed entra nel mondo civile per avere un’esperienza personale con i piaceri e i dolori del mondo materiale.
• Kamala;
• Tra gli uomini- bambini;
• Samsara;
• Presso il fiume.

Siddhartha, da solo, cerca di scoprire quale sia la vita che gli appartiene.
Questo fondamentale compito vitale non può risparmiarcelo nessuna famiglia e nessuna tradizione sociale, nessuna dottrina e nessun maestro.
Possiamo solo confidare in noi stessi, nella nostra genuina voce interiore.
Presto il figlio del bramino si accorge quanto siano inessenziali ed effimeri i dolori e i piaceri del mercante, della cortigiana e dei borghesucci uomini-bambini. E ritorna verso il fiume madre, per riprendere la sua libera ricerca: il materialismo piccolo borghese è una trappola come tutte le altre precedenti.
Giunto sulle rive del fiume entra in crisi e viene tentato dall’idea del suicidio, risolto dal suono del sacro OM, che lo riconnette all’Unità con l’energia del Cosmo.

Questo è il punto cruciale su cui i miei amici beat e gli hippy non meditano abbastanza.
Fino a questo punto, Siddhartha ha fatto solo crollare tutti i ponti alle sue spalle: in quanto libero e marginale ricercatore è necessariamente anche un ribelle, un distruttore, un agente del Caos, un conformista della trasgressione coatta.
Ma il caos non può essere , in se stesso, un orizzonte.
Non si può costruire una casa sull’abisso.

Hermann Hesse interrompe il romanzo per un anno.
Sente il faticoso compito di dover passare dal NO al SI’ e moltiplica i suoi studi e i suoi sforzi. Fa molte sedute di psicoterapia con Jung e medita i classici del taoismo cinese.

Fa lunghe passeggiate nei dintorni di Montagnola e dipinge molti acquerelli, facendosi interprete della bellezza e della quiete di quella natura.

D’ora in poi lui e Siddhartha devono edificare qualcosa di nuovo, progettare nuovi valori e nuove Trascendenze.
Trasformarsi da distruttore a costruttore.
Passare dal No al SI’.

Nella primavera del 1922, dopo una lunga pausa, Hermann Hesse si rimette al lavoro, e scrive quella che chiamo “ la parte del sì”.

TERZA PARTE

• Il barcaiolo;
• Il figlio;
• OM;
• Govinda.

Siddhartha non fugge e non si ribella più e si ferma presso un barcaiolo, Vasudeva, che presto diventa suo amico e in modo occulto, suo ispiratore costruttivo.

- A -

"Quando qualcuno cerca," rispose Siddharta, "allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla, in sé, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo. Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa: esser libero, restare aperto, non aver scopo.

- B -

“ Penetrare il mondo, spiegarlo, disprezzarlo, può essere l’opera dei grandi filosofi. Ma a me importa solo di poter amare il mondo, non disprezzarlo, non odiare il mondo e me; a me importa solo di poter considerare il mondo, e me e tutti gli esseri, con amore, ammirazione e rispetto”.

Per esprimere il suo sì alla vita, la sua fede nell’Unità che soggiace alle contraddizioni del vivente, Hesse rappresenta una polarità spirituale ( da me rappresentata con le citazioni A e B): il vivere per il presente unito al senso etico della Trascendenza.

L'accettare i colpi del destino degli stoici greci e romani, Nietzsche e il suo Amor Fati, la selezione dei più forti di Darwin; il seguire il flusso e l'adattarsi all'ambiente del taoismo e del buddhismo, ci hanno tramandato questa teoria del vivere solo per il presente.
Se viviamo solo per il presente, accettando ogni attimo di realtà come se fosse eterno e unico, ci togliamo di torno il passato e il futuro, con i relativi sensi di colpa e gli attacchi di ansia.
E senz’altro si vive meglio, in apparenza, rimpiangendo un po’ meno, sperando un po’ meno, e amando di più la realtà necessaria e vitale.

- Milioni di morti in attacchi e contrattacchi assurdi, per arricchire gli industriali delle armi

e della logistica di guerra -

Hermann Hesse ha meditato sugli assurdi massacri della prima guerra mondiale (che si era appena conclusa, all'inizio della composizione del Siddhartha), lui, uno dei pochi scrittori tedeschi popolari che ha levato la sua voce e i suoi scritti contro la follia omicida delle Nazioni europee.
Come gli ha insegnato il suo adorato Dostoevskij, sa bene che amare il reale e sacralizzare l’attimo presente in modo incondizionato, significa accettare e giustificare i tanti politici e industriali assassini che hanno portato milioni di uomini a massacrarsi nel fango delle trincee.
A furia di demolire ogni valore in modo acritico e di perseguire la mera sacralizzazione assoluta del reale così com’è, arriviamo ad accettare la guerra, Hitler e Auschwitz, i gulag di Stalin e Hiroshima e Nagasaki.

- sopravvissuti di Auschwitz -

- compagni deportati "da recuperare", nei Gulag di Stalin -

- l'inizio della Fine -

Questa è la grande intuizione etica di Hermann Hesse: se si abolisce ogni Trascendenza e ogni orizzonte etico, tutto è permesso e noi diventiamo complici e collaboratori del male sulla terra.

Così Siddhartha, accetta la fatica d’imparare da Vasudeva il mestiere del traghettatore e si carica anche della responsabilità di educare suo figlio, e soprattutto si ferma ad ascoltare la voce del fiume, mettendo fine al suo vagabondaggio ansioso.
Ascoltando il fiume, che è nello stesso tempo in movimento e uguale a se stesso, Siddhartha impara a “vedere”, come in uno specchio fatato, la sua Voce Interiore e a sentirsi parte del tutto.

La ricerca dell’Assoluto, del decisamente Divino (come lo chiamava Kafka) non esclude il giudizio sul bene e sul male.
La mistica compartecipazione nell’eterno respiro dell’OM, il vivere nel suo attimo immortale, non può giustificare in nessun modo la mancanza di rispetto verso ogni essere.

“Il mio Siddhartha mette al primo posto non la conoscenza, bensì l’amore; rifiuta ogni dogma e ritiene centrale l’esperienza personale dell’Unità…”

Hermann Hesse con questo romanzo è riuscito in un’altra delle sue tante magie: coniugare il Tao di Lao-tzu e l’Agàpe di Gesù di Nazareth.
Buona lettura.

- fine -





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letteratura
6 settembre 2012
IL BATTELLO EBBRO di Arthur Rimbaud -versione imago litweb-

" E senza più tardare penetreremo nell'impero della Forza splendente, dove ci invita il mago Arthur Rimbaud."

Paul Verlaine

Mentre discendevo lungo Fiumi impassibili,
Non mi sentii più guidato dai miei rimorchiatori:
Pellirossa urlanti li avevano bersagliati
Inchiodandoli nudi ai totem variopinti.

Non mi prendevo cura del suo l'equipaggio,
Portavo grano fiammingo o cotone inglese.
Quando coi miei trainatori finirono i clamori,
Mi lasciarono libero di discendere i Fiumi.

Nello sciabordio furioso delle maree,
Io l'inverno scorso, più sordo del cervello d'un bambino,
Correvo! E le Penisole strappate dagli ormeggi
Non subirono mai sconquassi più trionfanti.

La tempesta ha favorito i miei risvegli in mare.
Più leggero di un sughero ho danzato sui flutti
detti dai marinai eterni rivolgitori di vittime,
Dieci notti, senza rimpiangere l'occhio insulso dei fari!

Più dolce che per il bimbo la polpa di mele acerbe
Macerò l'acqua verde il mio scafo d'abete
E dalle macchie vinose, dai vomiti bluastri
Mi lavò disperdendo l'ancora e il timone.

E da allora mi sono immerso nel Poema del Mare,
Intriso d'astri, e lattescente,
Divorante i turchesi; dove, fluttuando scialbo
E assorto, talvolta galleggia un annegato;

Dove, tingendo a un tratto le azzurrità, deliri
E ritmi lenti sotto il giorno rutilante,
Più tenaci dell'alcol, più vasti delle nostre cetre appese,
Fermentano gli amari rossori dell'amore!

Conosco cieli che esplodono in lampi, e le trombe
E le risacche e le correnti: conosco la sera,
L'Alba che si esalta come uno stormo di colombe!
E a volte ho visto talvolta ciò che l'uomo ha sognato!

Ho visto il sole lordo di mistici terrori,

Illuminare lunghi coaguli violetti,

Simili ad attori di antichissimi drammi,
I flutti rinculanti con brividi di persiane!

Ho sognato la verde notte dalle nevi abbagliate,
bacio che sale lento allo sguardo dei mari,
la circolazione di linfe inaudite,
e il giallo e il blu. Il risveglio dei fosfori cantori!

Ho visto fermentare paludi enormi, reti
dove marcisce gigantesco tra i giunchi un Leviatano!
Frane d'acque in mezzo alle bonacce
e in lontananza, scrosciare negli abissi!

Ghiacciai, soli d'argento, iridescenza, cieli di brace!
E orrende secche in fondo a golfi bruni
dove serpenti immensi divorati da cimici
cadono da rami tortuosi, con profumi nerastri!

Un'isola apparivo: sulle scogliere, litigi tra piume e penne
e sterco d'uccelli, urlatori dagli occhi biondi.
E vogavo fin quando tra i miei deboli lacci
scendevano riversi gli affogati a dormire.

Oh me, battello perso sotto le capigliature delle anse
scagliato dall'uragano nell'etere senza grida di gabbiani,
di sicuro né i Monitori né velieri Anseatici
mi avrebbero potuto mai ripescare, carcassa folle d'acqua;

Libero e fumigante sotto brume violette.
Io che squarciavo il cielo scarlatto come un muro
recante, squisita confettura rara per i poeti del giorno,
i licheni del sole e catarri turchini;

E correvo, chiazzato da lunule elettriche,
folle trave, scortato da neri ippocampi,
quando il mese di luglio spaccava a randelalte
i cieli oltremarini dai vortici infuocati;

io che tremavo udendo gemere a cento leghe
i Behemots in estro e i densi Maelstroms,
Eterno filatore d’azzurre fissità,
io rimpiango l'Europa dai balconi antichi!

Siderali arcipelaghi ed isole ho visto
i cui cieli in delirio sono aperti al vogatore:
- E’ forse in queste notti che tu dormi in esilio,
sciame d'uccelli d'oro, o futuro Vigore?

Ma basta, ho pianto troppo! Le Albe sono strazianti.
Ogni luna mi è atroce ed ogni sole amaro:
l'acre amore mi gonfia di torpori inebrianti.
Che la mia chiglia scoppi! Che io sprofondi nel mare!

Se desidero un'acqua d'Europa, è la pozzanghera
gelida e disperata dove nel fragrante tramonto
un bimbo rannicchiato, assai mesto, abbandona
un fragile battello come una farfalla di maggio.

Non ne posso più, bagnato dai vostri languori, o onde,
fare rotta nel sicuro solco (del posto fisso) di chi porta cotone,
né di marciare col passo dell’oca sotto bandiere e vessilli,
né di navigare a vista, sotto orribili pontoni arrugginiti.




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CULTURA
2 luglio 2012
BREVE STORIA DELL’OCCIDENTE FINO ALL’AVVENTO DELL’ANTECRISTO


I - In principio il saggio, il sacerdote, il virtuoso, disse agli altri uomini della sua comunità:
- Ho visto il mondo Vero, pieno di significati, raggiungibile anche per voi, esseri in divenire insignificanti, se mi seguirete e farete come dico (con le buone o con le cattive).
In questo modo si trovarono gli schiavi per erigere Stonehenge, Carnac e le Piramidi degli Imperi.

II – Nell’anno Zero, venne Gesù di Nazareth a liberare tutti gli schiavi, e pagò il suo atto d’amore con la pena capitale della crocefissione.
I suoi seguaci, “i cristiani”, contro i suoi insegnamenti, fondarono un altro Impero fondato sull’oro e sul potere e s’inventarono che il mondo Vero era irraggiungibile, ma poteva solo essere “Promesso” e “Atteso” a chi era come loro: saggio, sacerdote, virtuoso.
Per essere come loro bisognava farsi servi del loro nuovo Impero fondato sull’ “Attesa “ e la “Promessa” (e il potere e l’oro).
In questo modo si ottennero i servi “ che aspettavano”, per costruire le cattedrali e le grandi città dell’Occidente.


III – Ci fu a Parigi una grande rivoluzione dei borghesi e le teste dei sacerdoti/saggi/virtuosi cristiani vennero messe sotto una nuova macchina chiamata "ghigliottina", tagliate e poi adagiate in fondo a ceste insanguinate.
Il mondo Vero venne dichiarato irraggiungibile, indimostrabile, impromettibile, per essere camuffato con un nuovo astuto nome: la Ragione, che era un obbligo dello Stato, la vera consolazione del borghese e l’assoluto imperativo degli addetti alle nuove macchine del borghese.
La Ragione diceva “siamo tutti uguali”, ma chi aveva la Ragione era più uguale di tutti gli altri. Così parlò Robespierre.
In questo mondo si trovò la carne umana da cannone per le guerre europee e la carne umana da profitto per le industrie e le macchine produttrici dei borghesi, che divennero molto ricchi e panzoni.

IV – Così i ricchi borghesi divennero i nuovi saggi, sacerdoti virtuosi, padroni della Ragione e della Macchina.

Pagarono le gerarchie del passato Impero cristiano, che si lasciarono corrompere e divennero loro servi obbedienti.

Il mondo Vero non poteva essere raggiunto, quello che contava era avere la Ragione ( e la macchina e la carne umana da cannone e da profitto).
Si dichiarò il mondo Vero non raggiunto, Ignoto e si pagò quattro soldi a dei guitti romantici per mostrare che quel Mistero Ignoto era solo una fonte di passatempi spiritosi( spesso etilici) come lo spiritismo e il luna park e lo zoo.
Roba per ragazzi: i panzoni borghesi e i loro servi “cristiani imperiali” avevano sempre la Ragione di Robespierre, questo davvero contava.
In questo mondo la carne umana per i cannoni e per il profitto, venne riprodotta in enormi quantità per essere macellata in due grandi guerre mondiali, in nuovi esperimenti esplosivi atomici e in nuovissime industrie sature di veleno.

V – Un giorno, nel maggio del 1968 dopo Gesù di Nazareth, la carne umana da cannone e da profitto si stancò di essere macellata da quelli che avevano sempre Ragione e proclamò che il mondo Vero della Ragione era un’idea che non serviva più a nulla; un’idea non più vincolante, inutile, superflua; un modello ormai anacronistico e confutato:

- Noi siamo gli Spiriti Liberi, non abbiamo più bisogno delle catene del vostro mondo Vero!
Molti di loro però ricaddero nello sbaglio di Robespierre, e cominciarono ad ammazzare chi non la pensava come loro, sbraitando che solo loro avevano la Ragione; erano loro i saggi, i sacerdoti virtuosi.
Altri più pacifici e non violenti, per gridare al mondo Vero la sua fine e alla Ragione la sua inutilità, decisero di sostenersi (non bastava l’energia stessa della loro grande idea) con strane sostanze denominate droghe e con supporti musicali e altre nuove merci che compravano dai borghesi.
In questo modo si trovò la carne umana per i consumi e anche gli Spiriti Liberi finirono nei centri commerciali dei borghesi e dei cristiani imperiali panzoni.

VI – Arrivò la grande rivoluzione informatica e realizzò la più colossale truffa della storia dell’umanità: tutta la carne umana da consumo s’illuse d’essere diventata Spirito Libero.
Gli internauti erano solo dei significanti che si credevano dei mondi Veri pieni di significato e i loro linguaggi da Narcisi erano solo segni che si credevano pieni di senso.
In questo modo i panzoni borghesi e i cristiani imperiali li usavano come carne umana da consumo, mentre intorno a loro, anche la Madre Terra si stava consumando ed era ormai prossima all’Apocalisse finale.

VII – Un giorno si manifestò l’Antecristo, venuto a liberare la carne umana da consumo, per farla ritornare Spirito Libero:

- Abbiamo eliminato il mondo Vero e ci siamo rimessi in gioco, ma non siamo stati vigili e coraggiosi e ci hanno ritrasformato in carne umana da consumo.
Ci hanno reso degli esseri solo “significanti”, apparenti, senza destino.
Ora insieme al mondo Vero dobbiamo eliminare anche il mondo apparente, significante!
Per tornare a essere un Fato e non più un “progresso”, nel senso di un nuovo consumo!
Per cercare il nostro Libero Spirito e non un’altra inutile tecnologia da consumare.
Per seguire la vitalità eterna e non la storia e il primato dell’economia.
Per ritrovare la strada dell’Albero della Vita e stare al largo dai sanguinari paradisi in terra di chi ha sempre Ragione!
Il problema è: “Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?”
E soprattutto: troverà ancora la Madre Terra?

Così parlò l’Antecristo.




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CULTURA
19 giugno 2012
ELEMENTI DI NET ART (terza e ultima parte)

-dalla Net Art alla Litweb -
Nella terza puntata vengo a esporre altre famose esperienze di Net Art e la nascita di una nuova corrente sviluppatasi dal fiume principale, la Litweb.

Comincio a riferire di Mark Napier, forse l’artista più importante della Net Art che ha progettato nuovi tipi di Browser (Shredder, Riot),
in modo di visualizzare in modo creativo nuove facce della Rete; Napier è l’inventore dello Snodo di dati e messaggi creativo: le pagine dei suoi *browser sono programmati con un codice sconosciuto, atavico, di cui non riusciamo a decifrare i significati ma distinguiamo solo pittogrammi isolati che vagano tra link e colori pixelizzati.
Questa forma di alienazione informatica porta l’utente a riflettere sul suo invisibile e persistente stato di alienazione umana.

Analogo è il browser Netomat, ideato dal programmatore Maciej Wisniewskij:


spoglio, sobrio, senza inquadramenti grafici, Netomat attua la ricerca dei siti interessati tramite parole chiave e non quindi con l’abituale denominazione URL, cioè il sistema per specificare le locazioni delle risorse Internet; il browser funziona come un motore di ricerca, innescando una successione automatica di immagini, un avvicendarsi inquietante di volti, oggetti fotografie private che affiorano per poi svanire di nuovo nel limbo della continua disponibilità e del perpetuo accesso.
Vengo ora ad Active Metaphore del gruppo Limiteazero

un’installazione di Net Art che esemplifica perfettamente la reinterpretazione arbitraria dei dati di cui è capace la programmazione creativa.
L’opera usa il Software Carnivore –una rielaborazione del programma Sniffer, usato per le intercettazioni di dati per lo spionaggio della C.I.A. – che intercetta il traffico che percorre la postazione di un server e lo traduce in una composizione di suoni e forme geometriche multicolori che ruotano armonicamente su un asse orizzontale.
Ascoltare e vedere plasticamente il flusso ininterrotto dei dati, dà alla grafica di quest’opera la sembianza di un enorme colonia di microrganismi digitale (come i polipi delle barriere coralline) che costituisce la vita sotterranea della Rete, allontanando per un istante il pensiero angosciante e paranoico di come sia semplice intercettare le tracce degli internauti, tutti soggetti a controllo da parte delle lobby che detengono il controllo degli Snodi.
Da queste esperienze di Net Art, nasce nell’ottobre del 2011 la Litweb, grazie all’opera e allo studio di due noti bloggers italiani, Bruno Corino e Mauro il Moscone, che fondano il sempre più seguito blog “Litweb-la letteratura al tempo del Web”.

L’idea essenziale di questi artisti è semplice quanto innovativa: la constatazione della nascita di una forma di letteratura, nata nell’ambito di Internet, autonoma nelle tecniche e nel modo di rapportarsi al lettore/utente dei servizi del Web(social forum, siti letterari, chat room, e-mail ecc ecc), rispetto alla letteratura su carta stampata.
Ecco un prospetto scritto dallo stesso Bruno Corino sulla Litweb, munito di collegamenti ipertestuali ai testi presentati:
“*La data ufficiale della Litweb è ottobre 2011.
Per poter definire la litweb, ho lavorato su diversi piani o livelli teorici.
Anzitutto, ho preso in esame lo sviluppo del testo nell’era della litweb. A quest’analisi ho dedicato diversi post. Ciò che ho voluto mettere meglio in evidenza è il senso di chiusura o apertura operativa del testo:
In secondo luogo, ho considerato come si configura la posizione dell’autore all’interno della litweb:
Nell’era della litweb, ho parlato di come siano saltati i confini che un tempo separavano l’autore del testo dal suo lettore:
Molti post sono stati dedicati a come la scrittura e il pensiero si ristrutturano all’interno del web. Ho trattato, infatti, la rete non come un semplice medium, bensì come un ambiente virtuale o un processo interazionale.
La mia riflessione sulla litweb risulterebbe incompleta se non fossero presenti anche le mie analisi sulla “cultura della moltitudine”. Il post più significativo che ho scritto è senza dubbio questo:
Naturalmente, l’analisi di ogni livello rimanda all’altro.
Diciamo che essi sono intersecati tra loro o, come un tempo si sarebbe scritto, fanno sistema.”
Ispirato dalla Net Art e dagli scritti saggistici di Bruno Corino, Mauro il Moscone compone e applica sul campo le idee Brunocoriniane:
Nascono opere come i fotoromanzi Web, opere che uniscono a fulminei testi cinematografici le immagini e i suoni, che ottengono in diversi siti visualizzazioni da record:
oppure la serie di “Pantheon Webrock”,

dove il blogger pavese propone un archetipo della mitologia, per contaminarlo con diverse prospettive immaginali e analogie e musiche suscitate dall’apertura del flusso internautico, gioielli di Litweb elaborati grazie alla pulsantiera avanzata del sito Neteditor, litblog di punta italiano;
Il Moscone sperimenta con sempre crescente successo il racconto litweb, dove il testo viene supportato della immagini come tecnica letteraria autonoma e consapevole: tra i capolavori ricordo “Sia ricordato Berillo”, “Capitan Shiloh”, “Karkadann” e lo straordinario “Zone inesplorate”, dove per la prima volta il nickname e l’avatar dello stesso Moscone diventano un personaggio che s’inserisce attivamente nel racconto su Marco Polo.
Termina per ora, questo mio viaggio per appunti sul mondo della Net Arte e della Litweb e su quegli artisti che tentano una reinterpretazione ludica, demistificatoria, libera e a-strutturante del Web, dove l’alfa privativo sta per creativo e non per coatto e repressore.
Buona navigazione e buone esperienze, di qualità, a chi ha avuto la pazienza e la curiosità di seguirmi.
Abbiate gioia e venti favorevoli per le vostre vele.
Note dell'Autore

*Un browser web (in italiano: navigatore) è un programma che consente agli utenti di visualizzare e interagire con testi, immagini e altre informazioni, tipicamente contenute in una pagina web di un sito (o all'interno di una rete locale).Il browser è in grado di interpretare il codice HTML (e più recentemente XHTML) e visualizzarlo in forma di ipertesto. L'HTML è il codice col quale la maggioranza delle pagine web nel mondo sono composte: il web browser consente perciò la navigazione nel web.
* Il contributo tra il virgolettato e gli ipertesti riportati nell'articolo sono di Bruno Corino, per gentile concessione dell'autore.



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CULTURA
14 giugno 2012
ELEMENTI DI NET ART -parte seconda-

- The File Room, un'esperienza internautica collaborativa e interattiva -

Nella seconda parte vi parlerò delle opere più note della Net Art e della loro azione di detournement, di aggiramento e sviamento degli Snodi di coordinamento dati e messaggi tra utenti della Rete, controllati dalle lobby economiche e politiche egemoni nel mondo anglosassone, perlopiù.
Queste opere si caratterizzano essenzialmente per questi elementi:
- Attacco al rigido formalismo degli Snodi egemoni (Google, Facebook, software Microsoft per esempio) con creazione di nuovi browser dove l’utente è costretto a una navigazione incontrollata che agisce autonomamente, trascinandolo in ambienti tecnologici senza punti di riferimento, come il motore di ricerca.
Opere quindi dai margini sdruciti e sfilacciati, aperti, INTERATTIVI, dove gli utenti provano la sensazione del NAUFRAGIO dagli abituali strumenti di comunicazione, provando indirettamente un disincanto e una ribellione verso i dispositivi convenzionali e omologanti.
- Le opere sono riproducibili all’infinito, non sono uniche ma sempre globali e suscettibili agli interventi dei loro utenti.
- Sono accessibili a tutti, per applicare ferocemente il concetto di democrazia di massa e libero accesso di tutti gli utenti a ogni tipo di dato o informazione e decisione politica immediata.
- Queste opere sono sempre collaborative e aperte alla partecipazione attiva degli utenti, che interagiscono, modificano e plasmano con la loro digitazione i confini incerti dell’opera.
- Tutte queste opere sono contraddistinte dal fenomeno della “SPARIZIONE DELL’ARTE”, nel senso che la tradizionale suddivisione tra autore, medium e utilizzatore finale dell’opera perde la sua precisa e fissa demarcazione, per amalgamarsi in una sorta di gioco internautico senza limiti apollinei prestabiliti.
Tutte queste opere cercano di reinterpretare in modo ludico, demistificatorio, libero e a-strutturante il Web.
Ad esempio, il primo dogma di Internet è “comunicare nel modo più rapido possibile”. Il detournement cerca di rallentare, rendere profonda e scucita la velocità della trasmissione di dati e messaggi, per creare empatia e collaborazione tra gli utenti.


Veniamo a delle esperienze pratiche:
- “LA PLISSURE DU TEXTE”, 

http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=La_Plissure_du_Texte

un evento ospitato dal sistema di messaggeria elettronica ARTEX, organizzato da Roy Ascott in occasione della biennale di Venezia del 1986, incentrato sulla stesura di una favola dalla struttura ipertestuale che ha coinvolto artisti e scrittori europei, americani e australiani, i quali partecipano in contemporanea, come in un gioco di ruolo, interpretando ciascuno un personaggio.
Questa è stata la prima di tante opere collettive, e tutti voi ricorderete la grande opera collettiva, postata su Neteditor, sulla Shoah; un’iniziativa figlia della Net Art.
Le opere di Net Art sono come animali scappati dallo zoo, quadri e sculture in fuga dai Musei per essere disponibili dalle nostre postazioni di casa o negli uffici.
- Vengo ora a parlarvi di

http://adaweb.walkerart.org/project/holzer/cgi/pcb.cgi?beliefs

“PLEASE CHANGE BELIEFS” di Jenny Holzer.
Quest’artista straordinaria lascia agli utenti e alla loro coscienza critica il compito di creare nuovi “Truismi”, (traducendo alla carlona “QUASI VERITA’ ”), pretese verità spesso rielaborate dall’artista americana in denunce degli stereotipi e dei luoghi comuni, da aggiungere a un questionario on line, affiancato da un percorso ipertestuale collaborativo e interattivo che contribuisce alle riflessioni sulle superficiali forme di giudizio e di discriminazione della società di massa.
- Un’altra interessante e geniale esperienza è “THE FILE ROOM” di Antonio Muntadas:

http://www.thefileroom.org/

dove la partecipazione degli utenti si fa ancora più fondamentale.
The file room è una banca dati che teoricamente registra tutti gli episodi di CENSURA della storia dell’umanità.
Il sito è dotato di un’interfaccia essenziale, che permette la registrazione e la classificazione delle ingiustizie subite da singole persone o da minoranze in base a Stati, periodi, tipologie di opere censurate.
Si possono registrare episodi sconosciuti accaduti a singoli esseri umani o drammi collettivi che riportano a realtà più allargate, su scala globale come la Shoah.
Questo salvataggio dall’oblio dell’ingiustizia subita e non appresa, crea un’empatia e una condivisione spontanea tra utenti che mi ha sbalordito.
“THE FILE ROOM” è uno strumento che combatte l’oblio, la distruzione delle prove delle ingiustizie e dei crimini commessi e subiti, una memoria collettiva sempre reperibile e accessibile, incrementata ogni giorno con l’aiuto di persone che diventano testimoni di un’informazione spesso taciuta dai media di massa.

Come vi dicevo nella prima puntata, per le multinazionali che controllano i governi, i media e il sistema economico, le persone sono solo banche di dati da accumulare, per essere manipolate con strategie di marketing all’acquisto di consumi spesso futili; o solo degli amorfi elettori da orientare con astute campagne elettorali.
Per questo “THE FILE ROOM” mi emoziona nel profondo: in quest’esperienza l’essere umano non è solo una risorsa per i centri commerciali e per politici e finanzieri corrotti e malavitosi.
No, l’utente del Web ritorna a essere UNA PERSONA.
Se sono riuscito a passarvi un po’ della mia passione per questa nuova e grandissima forma d’Arte, mi darete gioia.
Vi aspetto per le prossime esperienze di Net Art.




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CULTURA
11 giugno 2012
ELEMENTI DI NET ART

( l’ambiguità di fondo e la doppia omologazione di Internet)


- L.O.V.E di Maurizio Cattelan, opera collocata di fronte all'edificio della Borsa di Milano -


Dopo otto anni di appassionata sperimentazione artistica in Internet, voglio lasciare in lettura alcuni appunti sulle mie esperienze e sul mondo della “Net Art”, un movimento di “pratiche artistiche in rete, che dai primi anni novanta operano esclusivamente in Internet o in stretta relazione con la rete.

Il movimento della Net Art nasce dalla consapevolezza critica del fenomeno di Internet, visto nella sua ambiguità di fondo e nelle sue contraddizioni.
Com’è noto Internet è una rete di comunicazione digitale e orizzontale che avvolge il pianeta, caratterizzata da una velocità rivoluzionaria nell’acquisizione e trasmissione delle informazioni e dei dati e dal libero accesso di massa ai suoi snodi centrali (motori di ricerca, social forum, browser) che coordinano la trasmissione di dati e messaggi tra utenti.
Gli artisti della Net Art, che uno a uno vi presenterò nel corso dell’elaborazione degli appunti, passata la prima fase trionfalistica e di esaltazione delle “sorti magnifiche e progressive” della nuova era informatica, hanno cominciato a cercare di capire nel profondo il medium appena nato, e quello che hanno scoperto non è né splendido né progressivo.

Il primo fenomeno controverso di Internet, percepito dagli artisti della Net Art, è la sua capacità di creare CONFORMISMO.
E’ bene ricordare che sia Internet (Arpanet, il suo progenitore, era un programma usato dall’esercito americano) che i primi SNODI organizzativi dei dati e dei messaggi fra utenti (google, facebook, sistemi operativi microsoft) sono stati creati e gestiti (nel caso di facebook in un secondo momento) da potenti lobby politico-economiche, con interessi in vari settori industriali, commerciali e dell'informazione, che agiscono con strutture aziendali su due livelli di omologazione dell’utente nel Web:
- OMOLOGAZIONE MACROECONOMICA:
Contribuire al mantenimento delle sperequazioni e delle ingiustizie finanziarie sociali che stanno interessando il globo in questo momento.
Sappiamo ormai tutti che sia la "crisi" che la menzogna del “rigore della Merkel”, nascondono solo la politica di queste lobby multinazionali, tesa a smantellare il welfare e le conquiste sindacali dei paesi occidentali; fare in modo insomma che i poveri restino poveri e i ricchi diventino sempre più ricchi. I risultati di questa dittatura finanziaria, soft e colloidale, che non usa i manganelli e l’olio di ricino, ma la precarietà e la distruzione di posti di lavoro, li vedete ogni giorno intorno a voi.
- OMOLOGAZIONE MICROECONOMICA:
Trasformare l’utente della rete in cliente/consumatore/elettore MANIPOLABILE e acquisire, con ogni mezzo e strategia di cattura, i dati personali di ogni persona connessa, al fine di essere commercializzati e usati come mezzo di pressione e ricatto politico.
Internet nasce quindi, sotto la facciata ottimista, positivista e tecnocratica, come un terribile strumento di -OMOLOGAZIONE/CONFORMISMO E RAZZIA DI DATI PERSONALI, inventato, finanziato e gestito da potenti lobby conservatrici, reazionarie e ultracapitaliste, impegnate nel mantenimento dell’ingiustizia sociale a ogni livello.

Gli artisti della Net Art, una volta consapevoli di questa drammatica situazione di fondo, cominciano a lottare contro questi poteri forti con la strategia del DETOURNEMENT, l’aggiramento, lo sviamento delle strutture di controllo per creare pratiche artistiche che consentano davvero quella democrazia diretta e quel libero accesso e allo scambio delle informazioni che per il momento, sono solo una mera illusione.
In Italia un grande esempio di detournement vincente è il movimento di Beppe Grillo, come tutti saprete, esempio vivente di Net Art che si propone anche a livello politico, tema che esula dal campo di questi appunti.
Nelle prossime puntate vedremo concretamente all’opera esperienze di aggiramento degli snodi controllati dalle lobby economiche e politiche.

- Fine della prima puntata -



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CULTURA
8 giugno 2012
UN FASTIDIOSO MOSCONE ESTIVO

- A
Socrate e a Nietzsche, dionisiaco socratico.
   A Bruno Corino




Atene, anno 399 prima di Cristo.
Nell’agorà dell’Acropoli si teneva il mercato, che occupava metà del grande spazio assolato della piazza, circondato dai Templi.
Sotto il portico dei Giganti, artigiani, guerrieri, politici e mercanti tessevano le trame dei loro intrighi quotidiani.
Quand’ecco levarsi uno schiamazzo in mezzo ai banchi del mercato.
-   E’ arrivato Socrate, il filosofo – disse Meleto, un poeta mediocre in cerca di fama, a Licone, uno sconosciuto oratore politico in cerca di raccomandazioni presso gli aristocratici che passeggiano per l’Agorà.
-   Ah, sì, quell’arrogante che passeggia sempre scalzo per la città, circondato da una sciame di ragazzini adoranti, che si autodefinisce il tafano, il fastidioso moscone estivo che stimola il cavallo Atene, se no diventerebbe troppo pigro e stupido…
-  Diciamola tutta – intervenne Anito, esponente di punta del partito dei democratici, a cui i primi due si stavano rivolgendo per vari favori – quello è un frullapalle e basta!
Vedrete che adesso farà uno dei suoi soliti teatrini, per dimostrare con la sua nota ironia che tutti noi siamo solo una banda d’imbecilli…
Ignoratelo o vi stordirà con le sue vuote chiacchiere!



Nel frattempo un uomo a prima vista anziano ma molto agile di gambe, con la testa rotonda e calva, il naso rincagnato e l’attaccatura delle orecchie più alta del normale, passava in rassegna le bancherelle del mercato e le merci sopra esposte, proferendo ogni tanto qualche battuta di spirito:



-    Guarda, guarda gli Ateniesi di quante cose inutili hanno bisogno.
Solo con la metà di questi alimentari, di cui gran parte verrà buttata via questa sera, potremmo sfamare tutta l’Ellade per un mese!
Socrate era seguito da tre ragazzi e tre ragazze, che ad ogni battuta del piccolo uomo ridevano come matti.
A un certo punto un ambulante lo aggredì, e cominciò a prenderlo a calci:
-    Vattene via, tafanaccio, con le tue ciarle non ci fai vendere niente!
Gli aitanti giovani che seguivano Socrate volevano intervenire per difenderlo, pronti anche a snudare i coltelli, ma lui fece cenno di lasciar perdere, e si portò in mezzo all’agorà assolata.
Atene era splendente in piena estate e Socrate si sedette nella polvere della piazza, incrociò le gambe e si coprì il capo con una tela bianca.
-  Socrate, ti ha fatto male quell’idiota? Come hai potuto sopportare i calci e l’umiliazione da parte di quel bottegaio da poco?
-  Alcibiade, non importa: se mi avesse preso a calci un asino, l'avrei forse condotto in giudizio?
E ora lasciatemi in pace, andate a rinfrescarvi all’ombra, sotto il Portico dei Giganti.
Ho bisogno di parlare col mio Daimon.
Lo sapete, è uno di quei momenti che soffro di moltitudine e desidero conversare in intimità con la mia anima.

I ragazzi immediatamente andarono a sedersi sotto il Portico, non perdendo di vista il loro indiscusso maestro e punto di riferimento.
Il sole del primo pomeriggio estivo cominciò ad arrostire gli Ateniesi.
I banchi del mercato vennero tolti e molti andarono a casa per ripararsi dal solleone.
Socrate restava immobile nel centro dall’agorà, senza muovere un muscolo e guardava verso il cielo con uno sguardo estasiato.
I ragazzi temevano per la sua vita e più di uno si avvicinò al maestro per tentare di dissetarlo.
Tutte le volte vennero respinti da un deciso gesto della mano.
Dopo due ore di quella terribile esposizione alla canicola, tutti i presenti sotto il Portico cominciano a guardarlo, distogliendosi dalle loro occupazioni.
Qualcuno lo chiamava e gl’intimava di smetterla di fare il buffone.
Altri cominciarono a pensare seriamente di chiamare le guardie dell’Acropoli.
Quel pazzo di Socrate stava attentando alla sua stessa vita.
All’improvviso, rapido come un gatto, Socrate scattò in piedi e urlò forte una domanda a tutti gli astanti:
-    Volete sapere perché l’Oracolo di Delfi mi ha eletto l’uomo più saggio di tutta la Grecia?
-   Sì! – urlarono subito i ragazzi e le ragazze del suo seguito, felici di vederlo in piedi.
-    E voi, stimabili e ricchi e onorati cittadini di Atene, lo volete sapere?
-    Sì! - gridò inferocito Anito – così ti togli dai piedi, vecchio pazzo incosciente! – subito applaudito dai suoi servi obbedienti.
-    Perché il mio sapere vale quanto lo ZERO! Ma almeno io ne sono consapevole. Per questo l’Oracolo mi ha nominato l’uomo più saggio dell’Ellade, perché in giro c’è un grande bisogno di vera modestia.
Ad esempio voi, eccellentissimi tra gli uomini e facoltosi cittadini di Atene, non vi vergognate di avere la mente solo rivolta alle vostre ricchezze, alla fama e al prestigio, invece di curarvi della verità e della perfezione dell’anima?
Non avete nemmeno un secondo del vostro prezioso tempo per portare un po’ d’acqua ad un vecchio che rischia di morire per insolazione?
Che razza di gente siete?




Detto quanto, Socrate andò a dissetarsi sotto il Portico con i suoi ragazzi e se ne andò scuotendo la polvere dei suoi grandi piedi in quello spazio vuoto, assolato e polveroso dell’agorà, dove gli Ateniesi si scambiavano le merci e le parole.

-   Si sente investito da una missione divina, quel vecchio pazzo – sogghigna Anito, dando di gomito a Meleto e Licone – e vuole aiutare Atene istruendo i suoi giovani con le sue scempiaggini.
E la cittadinanza lo ricambierà con gratitudine, vedrete eh eh eh… - concluse Anito con gli occhi colmi di cattiveria e d’invidia, mentre Socrate s’allontana.

Un mese dopo Anito, Meleto e Licone intentarono un processo a Socrate, con l’accusa di corrompere i giovani, insegnando dottrine che miravano al disordine sociale e di non credere negli Dei della città, di tentare di introdurne di nuovi, e quindi di contestare che leggi siano di natura sacra.
Socrate venne condannato a morte, mediante assunzione di veleno.






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arte
31 maggio 2012
IL FENOMENO DELL’AUTORECITAZIONE DELLE PROPRIE POESIE

( con una videodizione poetica straordinaria del Moscone,
per la prima volta sulla Webcam!)


- Ahiaannannanamoskokatnnaaaaechekazzzzz!-

(Un momento della ormai leggendaria performance del Gorilla Mosco Lilla)

Statistiche attendibili dicono che sul Web sono giacenti, tra youtube, social forum e siti e litblogs letterari vari quasi TRENTAMILA POESIE, autoprodotte e autorecitate con la Webcam o similari dai propri autori.
A costo di perdere trentamila possibili lettori, (me ne può fregar di meno), voglio esprimere liberamente la mia espressione critica verso quest’opinabile fenomeno.
Premessa: non c’è niente di personale con quei poeti e nonostante le mie critiche, sono liberissimi di continuare le loro autorecitazioni poetiche.
Chi mi segue da tanti anni, sa che il Moscone è un fiero Resistente Antifascista libertario, e i miei avversari invidiosi, quando mi tacciano di autoritarismo, suscitano solo ondate di ridicolo.

Ora, questo fenomeno nasce in prevalenza nell’autore sconosciuto e dilettante di poesia, che cerca disperatamente di essere più seguito e di avere più lettori.
A livello umano la faccenda è giustificabile, ci mancherebbe, ma non a livello artistico.
Migliaia di poeti che autorecitano le proprie liriche, preoccupandosi più di “fare nuovi lettori”, come venditori di mozzarelle, che della qualità del loro prodotto, massificano, rendono materiale e grezza la nobile arte della Poesia, che richiede capacità artigianali e talento.
E abbassano irrimediabilmente la qualità dell’arte delle Muse, che dovrebbe essere considerata sacra, trattando spesso temi prosaici e profani, al limite dell’egotico e del grottesco.
Inoltre, spesso affermano di sentirsi nella Webcam più veritieri, concreti, “reali” e le loro poesie, recitate dell’etere Web diventano ancora più “reali” di loro.
A mio modesto avviso, è vero il contrario!
Il Web è il regno dell’Illusione, del puro barbaglio delle Apparenze, della Maya orientale. Tutto ciò che entra nei suoi pixel, anche la vostra carta d’identità e il vostro codice fiscale, è fagocitato e trasformato in pura mitologia e menzogna.
Ogni giorno, migliaia di crimini informatici, di cui vi risparmio i dati precisi, terrificanti, lo testimoniano, come ben sapete.
Ovviamente leggere le proprie poesie non è un crimine, è logico, ma solo un delitto di lesa maestà verso le Muse: una massificazione del Sacro, una pornografia del Mistero Maniaco, in senso greco.
Recitare le poesie è un lavoro per attori esperti, che sanno far cadere il respiro in battere sull’accento tonico, che sanno dare espressione ai sentimenti tematici e fare le giuste pause per dare rilievo all’impianto dei versi.
Oltretutto, molte liriche del Web, non hanno uno straccio di prosodia e sono illeggibili; non hanno fruito di nessun lavoro di lima e risultano inascoltabili, lunghe e pallose; e infine, trattano di metafore e temi pedestri e banausici che causano risate omeriche, che hanno a che vedere con la commedia e non con la poesia!
Una volta, sbalordito, ascoltai una poesia sul ciclo mestruale e sugli “indefiniti malesseri e vertigini" (sic!) che lo stesso provoca!
A momenti mi si è crepato lo stomaco a furia di ridere.
Il medium del Web è terribile: se tu non lo controlli lui domina te e ti rende un ridicolo burattino, esposto al pubblico ludibrio.

Per questo motivo il Moscone, per la prima volta in otto anni (evento in contemporanea mondiale), leggerà alcuni suoi componimenti poetici sulla Webcam, cercando di dimostrarvi come si tiene SOTTO CONTROLLO questo pericoloso medium: buon ascolto, e vi chiedo un attimo di silenzio, state per ascoltale l’immortale Vate(r) il Moscone in tre sue liriche:

- Attenti al Gorilla (dedicata a Fabrizio de Andrè.)
- Quattro versi al giorno e via!
1) Verso di Moskokat
2) Grape Ape Grape Ape
3) Tarzan Mosconato (nuova specialità olimpica a Londra)
4) Versi partenopei ( In onore alla Taranta e alla grande Napoli, mia terra d’elezione e anche ottima pizza, con Bonardino, mmm che buona!)
- Se non mi caghi…
“ Oh lettore, tapino:
se non mi caghi, ti resto nell’intestino!”
(poesia prima classificata al “Concorso Spese di Segreteria per le Mie Ferie Private con Formigoni, con l’alto patronato dell’Eccellenza della Regione Lombardia.)

Voi dovete diventare il mito di voi stessi, non i burattini dei Medium.
Un saluto dal vostro affezionatissimo vicino di casa, l’Uomo Mosco.




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CULTURA
25 maggio 2012
VITA DI PI di Yann Martel (Libri per l’estate, suggestioni del Libraio Mosko Tosto)


Ad Anatto.

Mi piace suddividere le letture per stagioni.
Noi librai di una volta siamo sempre molto inventivi, soggettivi di sicuro ma appassionati sempre.
I libri per l’estate sono scritti con una prosa molto scorrevole, sobria, rinfrescante appunto; i periodi sono essenziali, brevi e ben limati, arrotondati come quelli delle epistole di Orazio.
Questo piccolo grande capolavoro di Yann Martel, edito dalla Piemme, si fa leggere di un fiato per via della forza della sua situazione di base.
Un libro per l’estate deve avere una chiave facilmente accessibile, anche se i suoi contenuti sono profondi come nel caso del nostro prezioso volume.
La situazione di base è la vite che ti tiene attaccato al perno della poltrona, lettore, diffida degli scrittori che non te la sanno donare. Non ti rispettano.

ll romanzo comincia quando il padre di Pi, proprietario di uno zoo, trasloca la sua famiglia e lo zoo per nave in Canada, per farsi una nuova vita. La nave affonda, però, e Pi si ritrova perso nel mare su una scialuppa di salvataggio, insieme a una zebra, una iena, un orango e una tigre che si chiama Richard Parker.

- Bruk! Bruk! Bruk! -


Questa è la potenza della situazione d’impianto, della chiave di volta del racconto.
Il povero piccolo Pi si ritrova solo e naufrago nel grande oceano, in compagnia di una famelica tigre del bengala.

- Uh! Uh! Uh! -


Richard Parker uno a uno sbrana gli altri animali.
Non lo fa per cattiveria. Quando hanno fame, questo fanno le tigri.
Sbranano.

- Ih! Ih! Ih! -

Dopo 227giorni di naufragio rimangono solo Pi e la tigre.
Approdano in Messico e la tigre se ne va mollando Pi da solo.
Ma era davvero una tigre?

- Chi sono davvero? -

L'ultima parte del libro è geniale e offre al lettore la possibilità di scegliere la versione della storia che preferisce. Martel mostra due modi di guardare la stessa realtà e che scegliere la storia "migliore" richiede un atto di fede.

Ecco qua, un libraio tosto (come il Mosko), innanzitutto questo sa fare, presentare la chiave di volta del libro in modo sostanziale e sintetico.
La recensione potrebbe finire qua, ma di solito qualche lettore si affeziona al libro ben riassunto dal fido libraio e chiede qualcosa di più, a proposito dell’anima del libro.
Alchè il Mosko si schernisce e suggerisce che troppe spiegazioni nuocciono a un libro come questo.
Basta leggerlo e ogni lettore vi troverà un suo mondo.
Ormai, tra libraio e lettore si è sviluppato un rapporto umano, e la passione preme e pungola.

Allora, la conosci quella storiella cinese che si chiama “Cavalcare la tigre”?
Bene, ognuno di noi va a dormire ogni notte con una tigre accanto. Non puoi sapere se questa al suo risveglio vorrà leccarti e fare le fusa o sbranarti dilaniandoti.
Ognuno di noi, caro amico, ha una relazione con i propri limiti e le proprie possibilità.
Solo cercando di migliorarci costantemente possiamo renderci amica la nostra tigre, perché nessuno di noi può evitare la più pericolosa delle compagnie: NOI STESSI.
Richard Parker è nello stesso tempo la parte più vitale e quella più distruttiva di noi stessi.
Se la uccidiamo, perdiamo la nostra impulsiva voglia di vivere e di gioire, ma se non sappiamo controllarla siamo fatti a pezzi dalla sua ferocia.
Richard Parker, la tigre, incarna questa nostra “grinta”, questa rabbia di vivere che ci strappa dall’inerzia ma che va incanalata per fini creativi.
Ti leggo un passo del libro, dove Pi ringrazia la tigre per essergli da stimolo, anche se gli fa tanta paura.
“Stavo per mollare. Mi sarei arreso se non avessi ascoltato la voce che si levò dal mio cuore. La voce disse: ‘ Non morirò. Mi rifiuto. Supererò anche quest’incubo. Vincerò la sfida, per quanto grande essa sia. Se fino a questo momento sono sopravvissuto per miracolo, adesso trasformerò il miracolo in abitudine. Tutti i giorni si compirà l’incredibile. Lotterò con tutte le mie forze. Sì, finché Dio è con me, non morirò. Amen’.
Il mio viso era una maschera di serietà e determinazione. Non voglio peccare di immodestia, ma in quel momento scoprii di avere una feroce volontà di vivere.
Non è una cosa scontata, almeno nella mia esperienza.
Alcuni rinunciano alla vita con un sospiro rassegnato.
Altri combattono un po’, quindi perdono le speranze.
Altri ancora – e io sono uno di questi – non si arrendono mai.
Combattiamo all’infinito. Lottiamo senza curarci di quanto ci costa, delle sconfitte che incassiamo, dell’improbabilità del successo.
Combattiamo fino all’ultimo respiro. Non è questione di coraggio.
L’incapacità di arrendersi è un dato caratteriale.
Forse è semplicemente stupida fame di vita”.

- Va bene Mosko, basta così, lo prendo.
- Bene, caro lettore e trattalo con i guanti, stai per far entrare in casa tua un amico per sempre.




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arte
23 maggio 2012
LA COSA (Orrore dallo Spazio Profondo) – fotoromanzo Web –


Nel nord della Svizzera, al confine con l’Antartide, una creatura aliena fugge da una base scientifica norvegese. Un bel caos geografico, neh?
Imita alla perfezione le altre forme di vita, trasformandosi e sostituendosi a loro dopo averle uccise.

Il suo primo avatar è quello di un povero Husky svizzero, Tonty che cerca inutilmente di parlamentare col trifido:
- Che cosa fai Cosa aliena, perché mi vuoi entrare dentro lo sfintere con quei tentacoli? Stai facendo una cosa bruta bruta bruta.
Come non te ne frega niente? Ma abbi un po’ di pietà, è dieci anni che quel bamba del mio padrone Huber Rezzonico mi nutre con crocchette al cioccolato al latte e adesso ti ci metti anche tu con quei tentacoli verdi sodomizzatori?
Uè fermo, potrei rimanere offeso! Non fare questa cosa grave grave grave!

- Ma bruto, bruto, bruto, neh? -

La Cosa è come il tempo e se ne frega. Si succhia il povero Tonty come un calippo e presa la sua forma si trasferisce nell’osservatorio metereologico svizzero, comandato dal generale dell’aviazione Huber Rezzonico, coadiuvato dai suoi assistenti, i fratelli Hans e Fausto Gervasoni e il servo di laboratorio e di magazzino Ulrich Bernasconi.
Senza mettere tempo in mezzo penetra analmente il Rezzonico, intento a scrivere la sua poesia giornaliera sul suo forum letterario preferito,”SwissEditor”:
- Accipicchia, sei un amante impetuoso, Piantina dello Spazio, mica come quel baluba dell’Ulrich, dotato ma imbranato, brava brava brava. Senti stavo scrivendo la mia lirica del giorno, senti se ti piace, mentre mi succhi le midolla, neh?
“ Ulrich mio amore/ sempre ti porto nel cuore/ vorrei donarti un fiore, ah innamorarsi è riflessivo/ e rifletto nello specchio/ quant’è bello/il tuo nodoso e pulsante uccello…”
- Aaahhhhrrgghhh!

- No! La lirica giornaliera No! Meglio Porta a Porta! -

Un urlo alieno spezza la noia atavica della base: l’intelligenza ancestrale della Cosa stava per essere annichilita dalla stupidità assoluta delle poesie giornaliere di Huber Rezzonico.
Rapida esce dal suo corpo e sodomizza un nuovo ospite da infettare, Hans Gervasoni, intento a guardare una partita di calcio svizzero:
- Uuhmm, sei ben dotata come l’Ulrich, Vegetale Spaziale, mi fai smottare tutto come una frana, neh? Godo godo godo! Vieni, per ricompensarti ti faccio vedere la replica della finale di Coppa dei Cantoni del 1978, Grasshoppers contro Servette, finita ai rigori 1001 a 999! Vedrai che belo belo belo, neh?
- Oiaaaaaaahhhh!

- In un milione di anni non avevo mai visto tale stupidità! Aiuto! -

Un altro orribile verso, tipo quelli del Rezzonico, fa scricchiolare i vetri ghiacciati della base, mentre la povera Cosa cerca di salvarsi dalla tonteria totale del Gervasoni, che sta per invaderla e ottunderla e portarla al collasso linfatico spaziale.
Veloce come un meteorite va a infestare il fratello di Hans, Fausto Gervasoni.
- Ah, Ulrich, oggi sei un po’ prepotente..uhmm…però anche prorompente: bravo bravo bravo…ehmmm…mi fai mugolare come una mucca di Mendrisio.
Per ringraziarti vieni che ti leggo il mio diario di quando lavoravo per la banca della dogana del Canton Ticino. Vieni bella Orchideona, ti leggo le mie memorie di quando venni assunto nel 1888. Allora:
- I soldi sono tutti belli, così mi spiegano al corso delle Teste di Legno, prima i franchi svizzeri ma anche i marchi degli ex-nazisti e quelli sudamericani dei dittatori messi dalla C.I.A e i rubli della mafia russa e…
- Bastaaaaa!

- Il Dio Supremo nella religione cantonale Svizzera -

La Cosa, l’orrore dello Spazio profondo è in fuga.
Cerca di raggiungere la sua astronave e di metterla in moto per fuggire da quei terribili ebeti.
Il freddo intenso ha bloccato le turbine fottoniche.
Qualcuno bussa alla sua navicella. E' Huber Rezzonico!
Orrore!
- Ehi, Cosa superdotata, ritorna da noi! Lo vuoi un pezzetto di cioccolata al mirtillo, neh?
- C’è la partita del Basilea contro l’Olimpic Diarea, vieni Cosa! - aggiunge Hans Gervasoni.
- Dai, Cosona col Cosone, vieni che ti leggo il mio diario N 101234, quando incontro il Cavaliere con i suoi spalloni, neh? - supplica il Fausto Gervasoni.
- Azzzzzchepizzzzz!

Disperata, la Cosa capisce che l’unico modo per stare tranquilla è farla finita.
Fugge, prontamente inseguita dai meteorologi svizzeri, e giunta in una vasta pianura ghiacciata, con un tentacolo cosmico vegetale si scava una buca profondissima, mentre con un altro lo riempie di benzina verde.
- Che fai Cosa, non sprecare la benzina che dobbiamo rivenderla a quegli idioti di italiani che da loro la pagano come lo champagne! - intima il Rezzonico.
Un breve sguardo alla bocca semiaperta, emblema di assoluta mediocrità cosmica, e la Cosa prende la sua decisione.
Un bel botto e tutto viene raso al suolo.


In fondo si tratta solo dell’Antartide Svizzera.
Si tratta solo di battere sul tempo il riscaldamento globale, bruto bruto bruto, neh?




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CULTURA
21 maggio 2012
IL BLITZ DI MOSKOKAT E CORINEZ (Discorso a reti Rai riunificate)

- fantasmagoria salgariana, a Emilio Salgari, uno con le palle; a Mompracem, nostra Utopia -


La notte del 20 maggio 2012, un uragano violentissimo imperversa sopra Mompracem, l'isola selvaggia, covo di formidabili pirati, situata a poche miglia dalle coste occidentali del Borneo, nel mare della Malesia.

In una capanna nell'alta rupe tagliata a picco sull'Oceano, brillano due punti luminosi, due finestre vivamente illuminate: qualcuno veglia.
Chi mai veglia in quell’ora e con simile bufera, nell’isola dei sanguinari pirati?
Tra un labirinto di trincee sfondate, di terrapieni cadenti, di stecconati divelti, di gabbioni sventrati presso i quali si scorgono ancora armi infrante e ossa umane, pugnali bruttati di sangue e resti di cervella e abiti bruciati, una vasta e solida capanna s’innalza, adorna sulla cima di una grande bandiera rossa con nel mezzo una testa di un bel gattone.


In quella stanza, così stranamente arredata un uomo sta seduto su una poltrona zoppicante: è di statura alta, slanciata, dalla muscolatura potente, dai lineamenti energici, maschi, fieri e d’una bellezza bruna.
E' il gatto della Malesia, il Principe Moskokat.
Dalla finestra aperta osserva l'uragano in arrivo: all’improvviso scatta in piedi snudando il suo kriss malese e grida:
"Là c'è l'uragano, qui il Gatto della Malesia: chi è più forte, lui od io?"

- Kriss malesi, l'arma preferita di Moskokat -

Moskokat scruta la notte con i suoi occhi di giada:
“ E’ mezzanotte! Mezzanotte e non è ancora tornato!”.
Al rapido chiarore di un lampo, finalmente il Gatto della Malesia vede un praho entrare nell’insenatura di Mompracem.
Poco dopo ode il segnale di richiamo convenuto, tre versi del gufo: “uuu…uuu…uuu” e poco dopo una voce amica lo chiama:
“ Moskokat! Gatto della Malora, eccomi di ritorno!”
“ Bruno Corinez de Gomera, conte di Lisbona, finalmente! Ho qui per te un bicchierino di Porto speciale, depredato proprio ieri a un vascello olandese."

Corinez si accende l'ennesima sigaretta di pregiato tabacco cubano:

"Dopo Mosokokat, adesso abbiamo da lavorare..."
Allora, Corinez, hai visto la disposizione degli studi della Rai di Saxa Rubra? Possiamo fare irruzione?”
“ Sì Moskokat, la RAITV è presidiata dalle guardie di Lord Vespone, ma con un abile travestimento mi sono finto Capo Cuoco della mensa e ho fatto consumare loro una bella cena a base di sonniferi potentissimi.
Non mettiamo tempo in mezzo, è tempo di salpare e di andare all’abbordaggio!”
“ All’assalto! Prenderemo Saxa Rubra! All'attacco, per MOMPRACEM!"

Notiziario del GR1: ore 07.00.
“ Roma, Saxa Rubra, Centro di produzione RaiTV.
Ieri sera, alle ore 20.00, un ardito attacco terroristico informatico, ha sconvolto l’abituale quiete conformista degli studi televisivi Rai.
Un gruppo di sovversivi ribelli, detti i Gatti della Malesia, capeggiati da due feroci e pericolosi pirati del Libero Spirito, Moskokat e Bruno Corinez de Gomera, dopo essersi rinchiusi nella Sala Centrale di trasmissione programmi - saldando le porte con delle fiamme ossidriche-, ha dato lettura ad un delirante comunicato sovversivo, a reti RAI riunificate.
Le forze speciali di polizia e carabinieri e i valenti elettrotecnici RAI, non sono riusciti ad evitare la recita di cinque minuti di proclama, recitato ad alta voce da Moskokat.
Per dovere d’informazione e di correttezza democratica, riportiamo per intero il testo integrale del discorso anarchico POP-ART:


IL BLITZ DI MOSKOKAT E CORINEZ
( Discorso a reti Rai riunificate )

Buona sera, popolo italiano. Prima di tutto vi prego di scusarci per questa interruzione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo quanto chiunque altro.
Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese.

Corruzione e ingiustizia, discriminazione sociale e oppressione economica. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi mediatici di lavaggio del cervello, che vi costringono ad accondiscendere a ciò.
Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole… non c'è che da guardarvi allo specchio.
Credete che siamo i soliti populisti che vi blandiscono promettendovi un milione di posti di lavoro, troje a volontà e partite di calcio ogni sera? Vi sbagliate di grosso. La colpa dello sfacelo è solo vostra.
Io so perché l'avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta?

Dai telegiornali vi hanno bombardato con scene di guerre per il petrolio e il mercato delle armi; vi hanno terrorizzato con il surriscaldamento globale, con descrizioni pompate di terribili malattie virali.
C'è una quantità enorme di problemi virtuali, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all'esautorato Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Poi, dopo avervi ridotto sull’orlo del baratro, hanno messo la Troika dei banchieri, ma il risultato è sempre lo stesso: siete solo dei miserabili schiavi della Finanza.
Immagino, a questo punto, che vi stiate domandando perché vi ho convocati questa sera. Bé, il fatto è che ultimamente non sono molto soddisfatto delle vostre prestazioni. Vi siete un po' lasciati andare sul lavoro –il mestiere di vivere con dignità- e, bè, temo che ci sia il rischio che vi dobbiamo licenziare. Oh, lo so, lo so, è da un pezzo che siete gli schiavi della società. Da quasi... vediamo, da quasi ventimila anni. Come passa il tempo.
Dio sa che le occasioni non vi sono mancate. Vi abbiamo offerto più di una volta una promozione ma voi avete sempre rifiutato. "Non ce la farei, capo" piagnucolavate, "conosco i miei limiti". Siamo franchi; questa è cattiva volontà, no? Riposate da troppo tempo sugli allori, e questo comincia a vedersi sul lavoro.
Insomma, così non va! E se la qualità del lavoro è calata non serve imputarlo alla direzione, anche se bisogna ammettere che la direzione è pessima. Anzi, senza peli sulla lingua, la direzione è inetta. Una serie di ciurmatori razzisti, manipolatori psichici e cialtroni vari ha preso una serie di decisioni e omissioni catastrofiche – ignorare gli stipendi degli operai – i più bassi d’Europa-, il mancato riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, fare a pezzi il Welfare e distruggere il sistema delle pensioni, creando migliaia di esodati; ma chi li ha eletti?
Voi! Voi li avete eletti! Voi avete permesso loro di decidere per voi! Sarà anche vero che chiunque può sbagliare ma continuare per secoli a commettere gli stessi errori micidiali mi sembra perverso. Voi avete incoraggiato questi incompetenti in malafede che hanno ridotto a un inferno di miseria la vostra vita lavorativa. Voi avete accettato supinamente i loro ordini insensati, senza sollevare dubbi.
Avreste potuto fermarli. Sarebbe bastato dire "No !".
Siete senza spina dorsale, non avete orgoglio. State lavorando poco e male. Avete amato più la vostra gabbia della vostra rabbia.
Questo è tutto. Potete tornare al vostro lavoro. Il mestiere di vivere con dignità e in libertà. Vogliamo solo che vi rendiate conto che lo state facendo male, molto male.
Noi non possiamo liberare degli schiavi innamorati delle proprie catene.
I programmi normali e omologati riprenderanno al più presto.

Noi invece siamo gli omoloGATTI DI MOMPRACEM! All'abbordaggio!

- Fine della prima parte -




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CULTURA
15 maggio 2012
IL COLLASSO DELL’EDITORIA LIBRARIA ITALIANA: CRONACA DI UN’AGONIA ANNUNCIATA

- Vestirmi meglio? Perdere Peso? Ma piuttosto, tu, perchè non vai a fare in culo? -

Una decina di anni fa, mi presento a un colloquio di lavoro presso un noto megastore di Milano, per essere assunto come commesso.

Il mio sogno sarebbe fare il libraio, consigliare con la mia passione viscerale per la lettura altri lettori, ma le piccole librerie stanno chiudendo una dopo l’altra e devo anch’io accettare quella mutazione per cercare di entrare in questi trionfanti megastore, per cercare di essere dentro il meccanismo dell’industria culturale.
La prova finisce in modo tragicomico:
“ Guardi Signor B., lei è molto preparato e animato da una grande e sincera passione, ma se la assumiamo deve imparare a vestirsi meglio e deve cercare di perdere almeno un cinque/dieci chili”.
Vestirmi meglio? Perdere cinque/dieci chili?
Purtroppo nella vita di ogni giorno, parto sempre con un handicap: le mie espressioni facciali sono autonome dalla mia volontà.
In quel mentre, un enorme VAFFANCULO! si dipinse sul mio volto.
Non fui assunto e proprio quel giorno comprai il mio primo computer e inventai il mio nickname da battaglia: il Moscone.
Da quel radioso giorno cominciai la mia lotta contro quell’industria culturale, falsa e gretta e massificante.
Dieci anni dopo, gongolo leggendo l’attendibile statistica dell’Istat che fotografa la tragica situazione di quella miserabile editoria: in Italia si sono volatilizzati settecentomila lettori, e molti di questi sono quelli definiti “forti”, quelli cioè che acquistano più di dieci libri l’anno.
Quei megastore che mi hanno consigliato il frac e la dieta stanno scomparendo come degli scarafaggi della Papuasia in estinzione.
Le cause io le conosco già da dieci anni.
I megastore hanno inondato le librerie con migliaia di volumi, di solito pessimi, solo per fare profitto.
Il libro del calciatore semianalfabeta, della presentatrice televisiva che discetta di ricette di cucina e si fa servire il pranzo dai servi filippini; la rockstar ex ribelle ed ex fuori dal Sistema che c’insegna quant’è bello genufletterci davanti ai padroni e ai preti, il caso umano guarito da terrificanti malattie tropicali e ridotto in fin di vita da una banale emorroide.
Tutta questa diarrea cartacea si è riversata su di noi in questi anni dell’orrore assoluto, del Crimine Perfetto contro lo Spirito umano, aiutata dagli Editori e da editors senza scrupoli che hanno fatto di tutto per tentare di omogeneizzare lo scrittore ai suoi lettori, trasformandolo in un ignobile cane da passeggio che scodinzola nei salotti televisivi stile Fazio, applaudito senza contradittorio per ogni cagata che dice.
Eliminati i grandi librai di una volta, hanno abolito il lavoro sul territorio per dedicarsi a creare pagliacci e fantasmi di carta, senza fondamenta e preparazione.
Risultato? Milioni di copie invendute giacciono ammuffite e tarlate nei loro magazzini; i loro cosiddetti “ Autori V.I.P”, secondo documentate statistiche, sono letti molto, ma molto meno di un qualsiasi blogger.
Quello che sta succedendo in politica, grazie al modernissimo movimento Cinque Stelle di Grillo, sta succedendo nell’editoria e nell’industria culturale:
IL LETTORE SE NE FREGA DEI VOSTRI MARKETING, GRAZIE AL WEB.
Eh eh eh, cari Direttori dei megastore, al posti di preoccuparvi di come il Moscone si veste o mangia, dovevate preoccuparvi dei vostri errori.
Avete voluto trasformare i lettori in clienti, propinato loro dei commessi avvenenti e con un filo di tette fuori dal busto, ma senza alcuna passione per le lettere. Quando chiedi lumi per l’acquisto d’un libro, cominciano a smanettare sul p.c. senza nemmeno guardarti e limitando la loro conversazione a un: “arriva tra tre giorni, lo prenoto? “
Ahahahhahaha! IL LETTORE SE NE FREGA dei vostri commessi modelli e dei vostri gadgets ridicoli per bimbi della materna: i quadernucci griffati, le pennette, i maccheroni, i posterini, le borsette da spiaggia, i goldoncini in kevlar…
Quei settecentomila lettori (in continuo aumento) che avete perso, non si fanno prendere per il culo, cari megastore e vi fottono con il Web, con Amazon, con i forum letterari, col passaparola, con e-bay e in mille altri modi che nemmeno vi sognate, ignoranti come siete: VOI SIETE MORTI e il Moscone ha vinto!
Con i suoi sciatti vestiti da freak e le sue cinture dell’amore!
Ora state provando a far cassa agitando le escort dell’autoeditoria a pagamento, ma il Moscone ha colpito anche lì! Ahahhahah…in sette anni ho convinto circa mille persone a non pubblicare col selfpublishing che a loro volta ne hanno convinte altre mille e che a loro volta…
Sì, megastore e Autori V.I.P e editors omogenizzati al tacchino nano che andate a farvi incensare e applaudire nei salotti televisivi, il tempo del Moscone sta per venire… il tempo del Lettore che assisterà trionfante alla morte del Cliente/Consumatore.



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CULTURA
14 maggio 2012
ATLANTIDE


“ La ricerca di Atlantide colpisce le corde più profonde del cuore per il senso della malinconica perdita di una cosa meravigliosa, una perfezione felice che un tempo apparteneva al genere umano.
E così risveglia quella speranza che quasi tutti noi portiamo dentro: la speranza tante volte accarezzata e tante volte delusa che certamente chissà dove, chissà quando, possa esistere una terra di pace e abbondanza, di bellezza e giustizia, dove noi, da quelle misere creature che siamo, potremmo essere felici…”

L. Sprague De Camp.

Molto tempo fa, viveva a Napoli un giovane pescatore chiamato Ciro Frungillo. Un giorno, quando Ciro tornò sulla costa dopo la pesca, vide un gruppo di bambini che maltrattavano una testuggine di mare.
Preoccupato per la tartaruga, disse ai bambini :
Sentite, ragazzi, non siate cattivi con la tartaruga, è ancora piccola. Se la lascerete stare, vi darò questi pesci.
Così, Ciro salvò la tartaruga dai bambini malvagi, dando loro in cambio i pesci che aveva preso quel giorno e disse alla tartaruga :
- Adesso va tutto bene. Dovresti tornare in fretta a casa. - e la portò in acqua.

Diversi giorni dopo, mentre Ciro stava pescando sulla sua barca, sentì una voce che diceva:
- Signor Ciro, Signor Ciro!

Si girò e vide una grossa tartaruga accanto alla barca.
- Io sono la madre della tartaruga che hai salvato. Per ringraziarti, vorrei portarti ad Atlantide, nel Palazzo di Poseidone, il Dio dei mari in cambio della tua gentilezza. Prego, sali sulla mia schiena . - disse la tartaruga.
- Mi porterà al Palazzo del Dio dei Mari, ad Atlantide? Uè, sembra interessante. Sarà una pazzia ma preferisco pensare che ci sia qualcosa di bello e strano che non conosco ancora e che riuscirà a sorprendere questa noiosa realtà spietata della fatica della pesca, dalla quale non riesco a liberarmi .- disse Ciro, salendo sul dorso della tartaruga.
Così, la tartaruga scese sempre più giù nel mare. Discendendo, a un certo punto apparve un grande Palazzo nel fondo del mare, circondato da quattro grandi templi.

- Questa è la città di Atlantide - disse la tartaruga.
- La metropoli subacquea come vedi, ha una forma circolare, del diametro di circa una ventina di chilometri, con al centro appunto una collina con la reggia del Re del Mare.
Attorno a questo colle ci sono due anelli di terra e tre di acqua che formano una cittadella rotonda. Gli anelli sono collegati da ponti e gallerie che permettono il passaggio delle navi sottomarine.
Sull’isola centrale, si trova sulla collina il Palazzo Reale, dedicato a Clito, moglie di Poseidone, circondato da mura di un metallo, sconosciuto a voi umani, chiamato Oricalco.
Come puoi osservare gli abitanti sono alti, ricchi e atletici e il loro sangue è blu e dona alla loro pelle un caratteristico colore violetto. Possiedono una tecnologia molto avanzata capace di generare illimitate quantità di energia. Grazie a speciali cristalli possono controllare il clima e curare ogni malattia. La vita media di un abitante di Atlantide è di circa ottocento anni.

Ecco, Ciro, c’è una persona che ti sta aspettando.
Davanti al cancello, c’era una principessa circondata da tantissime creature del mare profondo.
- Benvenuto, signor Ciro. Grazie mille per aver salvato la nostra tartaruga. Prego, entrate. - disse la bella principessa.

Ciro fu accompagnato in una grande stanza decorata d’avorio e oricalco, dove fu festeggiato e intrattenuto dai balli e dai lauti banchetti offerti dalle creature marine e dagli Atlantidei dalla pelle viola.
Così, Ciro Frungillo trascorse molto tempo in Atlantide.
Era così piacevole, che non si curò dei giorni che rimaneva lì.
Una notte, sognò il suo paese vicino a Napoli.
Nel suo sogno, la madre e il padre stavano rammendando le reti da pesca e ciò gli fece venire nostalgia di casa. Ciro, andò dalla principessa e le disse :
- Sono stato qui per sette giorni. Credo che sia ora di tornare a casa. Grazie per la vostra ospitalità e di tutte le meraviglie che mi avete donato.
- Caro Ciro, prima che parti devo confessarti che mi sono innamorata di te. Vorrei che tu rimanessi qui per sempre. Ti prego, accetta questo scrigno d’oricalco come ricordo e fai attenzione a non aprirlo mai. - disse la principessa. –
- Sarebbe la fine del nostro amore e una grande catastrofe annienterebbe Atlantide.

- Vabbuò, non vi preoccupate, Principessa. Voglio solo rivedere mamma e papà e poi torno da voi, iamm…
Ciro ringraziò per il regalo, e ritornò a casa in groppa alla tartaruga. Quando arrivò alla spiaggia, Ciro si guardò intorno e capì che c’era qualcosa che non andava.
Era la spiaggia del suo paese, non c’era dubbio, e anche le montagne intorno erano le stesse, ma… le strade e le case e le persone erano tutte diverse. Rivolse la parola a un passante :
- Mi scusi. Sono Ciro Frungillo. Sapete dov’è la via che porta alla mia casa?
- Frungillo Ciro? Non conosco nessuno con quel nome. Ah, aspetta, credo di aver sentito di un giovane con un nome del genere che era caduto in mare cento anni fa, senza mai uscirne. - disse l’uomo.
- Maronna mia, comincio a capire, i sette giorni spesi nel Palazzo del Dio del Mare, in Atlantide, devono corrispondere a cento anni qui, sulla superficie. - pensò Ciro. – Che ‘azz ’e guaio!

Non sapeva più cosa fare. Sconsolato, s’inginocchiò sulla spiaggia. Gli era rimasto come unico avere lo scrigno d’oricalco della Principessa.
- Ormai non più niente da perdere. Iamm, aprirò questo scrigno.

Aprì la scatola, dimenticando il monito e il pericolo annunciatogli dalla Principessa.
Subito uscì del fumo bianco dalla scatola, accompagnato dal suono della risacca. Ricoperti dal fumo, i capelli e i baffi di Ciro diventarono di colpo grigi e lui di colpo divenne un uomo vecchio di cent’anni.

Sotto il mare, in un giorno e in una notte avvenne la distruzione di Atlantide.
Il Palazzo del Re del Mare con le sue sette colonne raffiguranti delfini alati, le statue d’oro, d’avorio e oricalco; la grande città sott’acqua fatta di anelli e ponti e vascelli sottomarini e i suoi forti abitanti dalla pelle viola… e i cristalli magici, fonti di possenti energie propulsive e terapeutiche: tutto svanì nel profondo Oceano.




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VIAGGI
7 maggio 2012
VISITA AL MUSEO DI HERMANN HESSE, SULLA COLLINA D’ORO

“ Quando la vita chiama, il cuore sia pronto a partire e a ricominciare, per offrirsi sereno e valoroso ad altri, nuovi vincoli e legami.
Ogni inizio contiene una magia che ci protegge e ci aiuta a vivere."

Hermann Hesse, Gradini

A pochi chilometri dal centro di Lugano, esattamente sui colli di Montagnola, nella Collina D'Oro, si trova il museo di Hermann Hesse.
Arrivarci non è difficile: giunti dall’Italia nella zona di Lugano Paradiso, basta seguire le indicazioni per Ponte Tresa e poi il cartello per Gentilino, Montagnola, Agra che formano il Comune di Collina d’oro.
Io sono andato in macchina e ci ho messo una ventina di minuti, dal centro di Lugano; ma ora che sono esperto, ne impiegherei meno.


Il Museo si trova sopra delle magnifiche colline piene di boschi di castagni e con mirabili scorci panoramici sul lago di Lugano.
Oggi è un'abitazione privata, ma i proprietari, da qualche anno, hanno concesso l'affitto di Torre Camuzzi, una parte della casa, alla Fondazione Hermann Hesse, per cui è stato creato in essa questo Museo.

Il biglietto costa pochi franchi svizzeri e l’emozionante visita comincia con la proiezione di un ottimo video sulla vita e le opere del mago di Montagnola.
Subito dopo ci sono da salire dei gradini, stretti e curvi, che portano al piano di sopra.
Hermann Hesse ha vissuto in Casa Camuzzi soltanto alcuni anni della sua vita in Svizzera, mentre i restanti si è trasferito nella Casa Rossa, poco distante. Questo Museo, allestito nella Torre Camuzzi, rappresenta perciò una sola parte della casa, quella per lui adibita a studio e atelier.
Il piano terra, infatti, veniva da lui usato per disegnare e dipingere i suoi famosi acquerelli, mentre la parte di sopra era in concreto adibita a studio. Lungo i muri che costeggiano la scala, ci sono diversi quadretti e oggetti comprati nei suoi viaggi in Italia, tra cui una poetica Madonna col Bambino a lui molto cara, comprata a Venezia.
Il piano di sopra consta di una piccola stanza che si affaccia sul cortile esterno della Torre.
Poco prima c'è un atrio, dove sono presenti delle vetrine con diversi abiti e oggetti che risalgono al suo Viaggio in India.
C'è la sua stretta veste bianca, è per me la prima forte emozione salgariana, direi!
E' piccolissima, stretta, sembra quella di un sedicenne!
Hermann, in effetti, per tutta la vita è sempre stato un tipo smilzo, un magro dello spirito come Kafka, ma fantasticare su quel candido giubbottino mi ha trasportato in mondi esotici, animati da tigri feroci e danzatrici di Kalì profumate di aloe!
Perdonatemi, ho letto troppo il grande Emilio Salgari!
Tra gli oggetti a lui cari, un cappello di paglia che usava quando praticava il suo amato giardinaggio alla Cà Rossa, nel suo amato giardino, (oggi minacciato da una speculazione edilizia) per ripararsi dal sole.
E diversi libri e quaderni di appunti, usati per scrivere il suo viaggio. La vetrina è piccola ma sono rimasto a guardarla per parecchio tempo, incantato.
Gli oggetti appartenuti agli scrittori che più amo mi lasciano sempre intense vibrazioni, quasi erotiche quanto oniriche, perché ricalcano quel clima psichico che è e sempre sarà presente in loro, nel mio cuore e nella mia mente. E lì dentro, ve lo assicuro, si sente tutta quella magica atmosfera!
Poco più avanti c'è la stanza che Hermann usava come studio. Che meraviglia! Nel centro ci sono delle bacheche in una vetrinetta con una raccolta di cartoline da lui mandate agli amici dall'Italia e dall'India.
Le cartoline dell'Italia accendono la mia immaginazione.
Vecchissime, con dei disegni che non oso descrivere! Tutto attorno alla stanza altre vetrinette, con oggetti di Hermann.
Mi affascina un normale ma straordinario set da viaggio: ombrello, borsa e cappello.
Un’istantanea della parte migrante, dionisiaca e ribelle della sua anima. Esaltante.
Una serie dei suoi leggendari occhiali tondi, penne e calamai, un piccolo busto raffigurante lui stesso, portapenne, un esoterico fermacarte dipinto di sua mano con la successione dei simboli alchemici planetari, due bicchieri dal vetro colorato, il suo taccuino.
Connotati dell’altro polo della sua psiche, socievole, apollinea e conciliante.

Altre vetrine sono piene di oggetti a lui cari, come i suoi gessetti colorati, una vecchia edizione di "Favola d'Amore", la magnifica fiaba “La metamorfosi di Piktor” regalata alla seconda moglie Ruth Wenger: si tratta del manoscritto originale illustrato dall'autore. E inoltre i suoi pennelli e tubetti di colori usati e non finiti, lasciati là, come se il tempo si fosse fermato.
Toccante.
Proprio di fronte alla porta finestra, che dà su un ampio balcone, c'è un tavolo ricoperto da un vetro, che contiene al suo interno lettere, cartoline, scritti e appunti, E sopra, la cosa più bella mai appartenuta ad Hermann: la sua macchina da scrivere, la mitica SMITH PREMIER No 4 !
Questa non era dentro nessuna vetrina ma semplicemente appoggiata sopra la sua ultima scrivania fatta a mano della Cà Rossa, con un foglio al suo interno scritto da lui.
E qui sprofondo nella pura mitologia. Chi è con me deve faticare per riportarmi alla realtà.

“ Realtà” vuol dire scendere le scale, e dirigersi all’ingresso per prendere l’audioguida e cominciare la passeggiata/trekking di circa tre ore “Sulle orme di Hermann Hesse”.

Non sto più nella pelle: l’itinerario ripercorrerà le passeggiate e i celebri vagabondaggi di Hermann per la Collina d’oro.

Mentre cammino nei luoghi che ispirarono gli scritti e gli acquerelli di Hesse, mediante l’audioguida ho la possibilità di ascoltare preziose testimonianze della sua vita e di scoprire tutte le bellezze artistiche e naturali della Collina d’oro.
Tra la vista del monte San Salvatore e gli scorci del Lago di Lugano, percorriamo fitti boschi, perdendoci nella natura e incontrando il punto panoramico dove Hermann si sedeva a dipingere e il Grotto Cavicc, il tipico punto di ristoro ticinese dove Hermann rideva e beveva vino con gli amici.
Alla fine del percorso della Collina, si arriva al piccolo Cimitero di San Abbondio, in cui Hermann scelse di essere sepolto, molti anni prima della sua morte.
La sua lapide è semplice, povera, com’era lui, (i ticinesi lo scambiavano spesso per un giardiniere) ma piena di poesia, in virtù di una grossa pietra cubica e grezza, lievemente scavata sulla sommità, da lui progettata per essere un sedile per il viandante in visita e un abbeveratoio, dopo la pioggia, per gli uccelli che vengono a trovarlo.

Scelse un posto non troppo in vista, perché non amava esserlo. E tuttora la sua tomba, circondata da fiori, si trova immersa in cespugli e piante, sempre all'ombra, come fu lui nella sua vita reale (nonostante la sua fama).
Com’era uso per gli antichi greci, anch’io lascio una piccola pietra bianca sulla sua lapide in omaggio e mi siedo sulla pietra del viandante.

Grazie Hermann, questa è la mia preghiera.
Aiutami a seguire la via del Libero Spirito, dell’Arte e della Cultura.
E a seguire la massima del tuo venerabile Confucio:
“ Sii fedele a te stesso e agisci per il beneficio degli altri”.




permalink | inviato da ilMoscone il 7/5/2012 alle 6:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
6 maggio 2012
COME PARTECIPARE PRATICAMENTE ALLA PETIZIONE PER SALVARE LA CA' ROSSA DI HERMANN HESSE
In seguito al mio post sullo scempio edilizio che rischia di subire la Cà Rossa/ Bodmer di Hermann Hesse a Montagnola, nel canton Ticino
molte amiche e amici di ewriters mi chiedono come si partecipa praticamente alla protesta attivata dal Comitato " savehermannhesse" di Montagnola.



Premesso che:

- Non sono richiesti soldi ma solo entusiasmo per gli ideali di Hermann Hesse e per una nuova Europa del Libero Spirito
e della Cultura.
- Non bisogna partecipare a nessun libro.
- Non bisogna prendere nessuna tessera per far parte del Comitato.
ecco la modalità di partecipazione completa:

Cliccate questo link:

IN CIMA AL BLOG C'E' LA PETIZIONE REDATTA IN TRE LINGUE
CLICCARE QUELLA ITALIANA,SE NON SIETE POLIGLOTTI, LEGGETELA E SE SIETE D'ACCORDO SCRIVETE IL VOSTRO CONSENSO A QUESTA MAIL
savehermannhesse@gmail.com

e VIA CON UNA NUOVA EUROPA, QUELLA

DEL LIBERO SPIRITO E DELLA CULTURA...

che se ne fotte dello Spread e della Merkel, ok?



p.s.
Se riusciamo ad organizzare una grande manifestazione di protesta di respiro europeo e mondiale ( dopo la pubblicazione del "Lupo della Steppa" Hermann Hesse è molto celebre negli U.S.A., per esempio e in Oriente per "Siddharta" ), sarebbe bello formare una delegazione di Neteditor per rappresentare la cultura italiana.
Chi volesse partecipare non deve far altro che contattarmi.



permalink | inviato da ilMoscone il 6/5/2012 alle 7:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
3 maggio 2012
SALVIAMO LA CA’ ROSSA DI HERMANN HESSE ! - Appello a tutti i cercatori spirituali –

"L’illuminazione non può venirti dall’esterno, non può venirti neppure da me; tu puoi trovarla solo in te stesso.
Non incontrerai mai un maestro che ti tolga la fatica di cercare; solo se una persona riflette profondamente sulla voce interna troverà una via, esattamente come io stesso devo sempre di nuovo cercarla e trovarla, giorno per giorno”.

Hermann Hesse, lettere.

La mattina di pellegrinaggio sulle orme di Hermann Hesse, per i sentieri dei meravigliosi boschi di Montagnola, nel Canton Ticino, mi ha regalato una gioia immensa, da condividere con tutti, con amicizia e fratellanza.
Mentre percorro l’ultimo tratto del percorso, dalla Casa Camuzzi alla Cà Rossa, conosciuta anche come Casa Bodmer, ripenso alla storia di questo celebre simbolo della ricerca spirituale dello scrittore tedesco.
Il suo amico e mecenate Hans C. Bodmer di Zurigo, aveva messo a sua disposizione e della moglie Ninon i mezzi per l'acquisto del terreno e per la costruzione della casa e voleva addirittura intestarla all’autore di “ Siddharta”.
Hesse rifiutò la proprietà dell’immobile, per essere coerente ai suoi principi di non attaccamento.

- Com'era la Cà Rossa di Hermann e Ninon Hesse nel 1931... -

Dopo la morte di Ninon nel 1966, il terreno e la casa furono messi in vendita. Questa sarebbe stata un'ottima occasione per le istituzioni pubbliche per rilevarne la proprietà e garantirle una protezione, preservando in tal modo il ricordo di Hermann Hesse.
Tuttavia la proprietà fu acquistata da privati che trasformarono sia la casa, ampliandola e cambiandone il colore (da rosso in bianco crema sporco!), sia il giardino, che modificò radicalmente le sue caratteristiche. Da allora il terreno e la casa non sono più accessibili al pubblico; un'alta siepe impedisce la vista del giardino.

- Com'è adesso, col celebre giardino reso quasi invisibile da un'alta siepe,

e ridipinta con un orrido bianco crema sporco...-

Come risultato, questa proprietà fu valutata nel piano regolatore quale una normalissima zona edificabile e non fu sottoposta a protezione.
L'attuale proprietario, che acquistò il terreno come edificabile, oggi vuole fare uso del suo diritto costruendo delle abitazioni.

- e con quali abitazioni intendono occultarla, una volta compiuta la speculazione edilizia... -

Mi sto recando da Maria e Paolo,( gentili e simpatici vicini di casa della Cà Rossa, incontrati nello stupendo bosco di castagni sotto la casa di Hesse), referenti del blog:savehermannhesse.com/, per firmare la petizione contro lo scempio edilizio che rischia di distruggere il celebre giardino della Casa Rossa, e di nascondere la stessa mitica abitazione dietro a una decina di ville lussuose.


.

- Ed ecco il bel risultato finale! La Cà Rossa nascosta da un bel muro di linde

villette ipertecnologiche per ricconi, ma che bello! -

Ai primi di Aprile è stata pubblicata una domanda di costruzione per la realizzazione di un importante complesso immobiliare nel parco della Casa Rossa di Montagnola.
La realizzazione del progetto devasterebbe un celebre luogo della memoria culturale, nazionale e internazionale, deturpando irrimediabilmente una delle ultime aree hessiane salvatesi dalla cementificazione.
Il comitato “Salviamo il parco di Hermann Hesse” auspica che la rilevanza culturale, storica e turistica di Hermann Hesse convinca le autorità della necessità di salvare il parco dalla cementificazione selvaggia, che colpisce, ormai da anni, il Distretto di Lugano.
Concretamente i sottoscrittori della petizione chiedono al Municipio e al Consiglio Comunale di Collina d’Oro di adottare una zona di pianificazione che blocchi il progetto, impedisca qualsiasi cementificazione dell’area, elaborando una soluzione che la preservi.
Vogliono sollecitare da parte delle Autorità di Collina d’Oro, una pronta risposta alla presente petizione e l’adozione in tempi brevi, almeno, della zona di pianificazione.

La Cà Rossa/Casa Bodmer e Casa Camuzzi, sempre a Montagnola, sono dei simboli universali dell’umanesimo e della pacifica volontà di ricerca spirituale interiore, ideali incarnati dalle opere di Hermann Hesse.
Non bisogna mai dimenticare che Casa Camuzzi rappresentò per Hesse il rifugio dagli orrori della prima guerra mondiale, quando il poeta si trasferì a Montagnola, in cerca di terre più vicine all’armonia della natura e alla pace tra gli uomini di amabile volontà.



- Casa Camuzzi -

La Casa Bodmer, ereditando la stessa nobile valenza di Casa Camuzzi, fu un punto di riferimento per molti emigranti tedeschi in fuga, durante il tragico periodo della seconda guerra mondiale, dalla barbarie del regime nazista.
Due case che rappresentano le grandi prospettive della pacifica convivenza tra gli uomini e della libera ricerca dell’espressione della propria anima.
“Essere fedeli a se stessi e buoni con gli altri”.
Questa massima di Confucio, spesso citata come risposta ai suoi lettori da Hesse, ci dona il senso del lavoro e della speranza di Hermann Hesse per un’Europa nuova, non più fondata solo sul Profitto e la Forza bruta ma sul rispetto reciproco tra le persone.
La Cà Rossa, ora inopinatamente dipinta di bianco crema sporco, e il suo giardino insieme alla Casa Camuzzi e alla sua fantastica oasi vegetale del mago Hesse/Klingsor, sono emblemi eterni dell’energia dell’anima umana.
Salviamo la Cà Rossa.
Se credete in un’Europa dello spirito e della cultura e non in quella delle banche, delle speculazioni e delle masse consumistiche,
firmate la petizione che trovate nel sito:

savehermannhesse.com/

Scrivete al comitato "Salviamo il parco di Hermann Hesse" :

savehermannhesse@gmail.com

Cerco inoltre persone disponibili per organizzare una grande manifestazione di protesta a Montagnola, in sinergia col comitato “Savehermannhesse “, da tenersi questa estate.

Difendiamo i valori dello spirito e della cultura.
Abbiate gioia e buona riuscita nella vostra ricerca personale.




permalink | inviato da ilMoscone il 3/5/2012 alle 7:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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mi occupo di scrittura creativa, editing, revisione e correzione bozze, web writing;scrivo recensioni per raccolte di poesia, libri di racconti(fiction e memorialistica), saggistica e romanzi. per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com http://www.facebook.com/ mauro.ilmoscone Questo blog si presenta sotto forma di appunti personali, e come tale non segue un vero filo logico nel corso del tempo. Il presente blog non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilita’ dei materiali ivi contenuti. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della Legge n° 62 del 7.03.2001



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